Nella "Trinacria" esasperata in attesa del voto nazionale
"Calati junco, ca..."
e la Sicilia attende
ROBERTO ALAJMO DA PALERMO


L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa. Forse bisognerebbe partire da questa citazione di Goethe per capire i motivi che stanno per portare la sinistra a perdere le prossime elezioni italiane. In Sicilia, è la chiave di ogni cosa. Per il numero di parlamentari che l’Isola esprimerà. Per il carico metaforico che la Sicilia si porta dietro. Per il fatto che la Sicilia è un’esasperazione dell’Italia, nel bene e nel male. La Sicilia è stata abbandonata da parte di tutte le forze progressiste, come si abbandonano le trincee e le fortificazioni ormai troppo difficili da difendere, ma senza porsi il problema di quanto siano davvero strategiche. Senza la Sicilia non si vince. Ritirando le truppe e frammentando le risorse, il centrosinistra si è di fatto chiamato fuori dalla competizione elettorale, non solo in Sicilia, ma nell’intero Paese. L’isola è un territorio che, se si eccettuano rare eccezioni - fra queste Palermo -, è uscito stremato dagli ultimi anni, dominati da un’amministrazione regionale sempre più esangue. Gli anni di Rosario Crocetta sono stati quelli della lievitazione di un malcontento che ha origini antiche. Nella percezione comune è passata l’idea che almeno "prima" c’erano un po’ di quattrini da distribuire, e in nome di questa convinzione ogni malversazione trascorsa può essere ormai perdonata. È scattata una sorta di prescrizione morale. I voti del centrodestra, assieme al consenso della cruciale borghesia di estrazione burocratico-regionale, sono transitati prima da destra a sinistra e poi, ora, da sinistra a destra. La stazione intermedia di questa transumanza è rappresentata dai 5 Stelle. Hanno tenuto al caldo i voti del malcontento: di chi, dopo aver guardato sempre a destra convinto pure di votare per un’alternativa, a destra in questi anni aveva trovato un vuoto di potere. Adesso le truppe di Grillo sembrano attraversare una fase di sbandamento, con episodi estremi di cannibalismo politico. Specialmente in Sicilia, dove le diverse fazioni grilline sono bande una contro l’altra armate. A questo scenario si aggiunga il fatto che le consultazioni arrivano nel pieno della luna di miele del nuovo governo regionale, che con Nello Musumeci sta dando prova almeno di una certa vivacità. Vivacità non si capisce ancora quanto operativa, ma sufficiente a confortare l’elettorato nella convinzione che gli antichi padroni siano tornati. E in dialetto si dice: meglio il male conosciuto che il bene ancora da conoscere. In questo caso il male conosciuto sarebbe il centrodestra e il bene ancora da dimostrare è rappresentato dai Cinque Stelle. E il centrosinistra? Al centrosinistra non resta che confidare in un altro proverbio dialettale: calati junco, finché la piena non sarà passata.
25.02.2018


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