Viaggio nell'Italia al tempo del voto e delle divisioni sociali
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Dal profondo Sud
al profondo Nord
FRANCESCO ANFOSSI


Il 4 marzo gli italiani andranno alle urne dopo aver assistito alla peggiore campagna elettorale della storia repubblicana. Difficile che sappiano la sera stessa, come avviene in tutta Europa, chi li governerà. Il sistema di voto, il cosiddetto "Rosatellum" (dal nome del capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato, che l’ha ideata") è sostanzialmente proporzionale, tot voti tot seggi. E siccome in Italia esistono sostanzialmente tre blocchi elettorali (il Centrodestra di Renzi e Grasso, il Movimento Cinque Stelle del fondatore Beppe Grillo, il partito di gran lunga più votato nei sondaggi, e il Centrodestra di Berlusconi, Salvini e della leader della destra Meloni) bisognerà assistere a un balletto di dichiarazioni e aspettare il risultato degli accordi (probabilmente segreti) che avverranno tra i leader per la formazione di una maggioranza.
Ma il primo partito in Italia resta l’astensionismo (secondo gli ultimi sondaggi il 47% degli italiani non andrà alle urne). Negli ultimi scampoli della campagna i partiti hanno cercato soprattutto di attrarre "il voto di pancia", promettendo dentiere, spese veterinarie gratis, abolizione del canone tv, cancellazione delle tasse universitarie, più pensioni, abbassamento dei limiti di età pensionistici, sussidio gratis per tutti e altre amenità che se applicate farebbero crollare il bilancio già malandato dello Stato. Berlusconi, dopo vent’anni di potere e i noti guai giudiziari, è tornato al centro della scena, grazie anche alla sostanziale debolezza dei suoi rivali. Mattatore dei programmi tv, ha promesso di tutto, tra cui una flat tax del 20% che dovrebbe assorbire qualunque altra tassazione, compresa l’imposta sui patrimoni o sulla casa. L’ultimo scorcio della campagna è stato caratterizzato dallo scandalo dei rimborsi elettorali dei Cinque Stelle, che inizialmente si erano posti come anti-sistema e avevano fatto della lotta alla corruzione e agli sprechi la loro bandiera. I grillini che hanno fatto i furbetti coi rimborsi sarebbero 14. Sono saltate fuori anche le logge massoniche. Gli "incappucciati" messi in lista dal M5s, poi espulsi ma che probabilmente saranno eletti, sono due. Il buco dei rimborsi mancati dei 5 stelle è di un milione e mezzo, la contabilità ne ha scovati solo la metà. Il senatore Carlo Martelli, chiamato "il francescano" per quella strana ossessione per i sandali ai piedi, portati fin dentro l’aula di Palazzo Madama, e un po’ meno "francescano", forse, nel volersi tenere per sè 81mila euro (ma pare che abbia promesso che li restituirà).
Il Centrodestra è in largo vantaggio al Nord, il centrosinistra al Centro, in buona parte del Sud è sfida aperta tra 5 Stelle e Centrodestra (se la coalizione Berlusconi, Salvini e Meloni riuscisse a imporsi anche nel Mezzogiorno potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi). È probabile che alla fine prevalga un governo "delle larghe intese", espressione dell’area moderata, espressione dell’alleanza tra il Centrodestra di Berlusconi e il Centrosinistra di Matteo Renzi, magari sotto l’egida del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dietro le quinte del Quirinale si sa che lui preferirebbe un governo "Gentiloni bis", che ha dimostrato di saper tenere la barra al centro e accompagnare la timida ripresa economica che caratterizza l’Italia. Non a caso l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi ha caldamente sponsorizzato questo tipo di soluzione, chiamata "il governo del Presidente". Soluzione che Berlusconi e Renzi, che vorrebbero una nuova alleanza come nel 2012, faranno di tutto per ostacolare.

f.a.
25.02.2018


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