I "tormenti" del Centro Italia al tempo del voto nazionale
Un'ondata di xenofobia
può abbattere il passato
RITANNA ARMENI DA ROMA


Un tempo c’erano tutte le sfumature di rosso. Alle elezioni tingevano le regioni dell’Italia centrale con i voti della sinistra lasciando ad altri colori solo spazi limitati o residuali. Poi il rosso si è scolorito e nelle roccaforti - del Pci prima e del Pd dopo - sono entrati "i barbari", l’energia fino allora non valutata della Lega, la potenza seducente di Forza Italia e, infine, la rabbia che non conosceva barriere del Movimento 5stelle.
Così oggi, alla vigilia delle elezioni politiche del 2018, il panorama è del tutto cambiato. In Emilia Romagna il Pd è accerchiato. Nel nord ovest è cresciuto il centro destra, dall’Adriatico avanza il partito di Grillo. Rimangono le roccaforti di Bologna e Modena e Forlì "dove - ha detto il ricercatore del Cattaneo Marco Valbruzzi -, il controllo del consenso è più radicato".
È un nucleo forte, uno zoccolo duro, che attraversa l’Appennino e si ricongiunge a un’ancora disciplinata Toscana, la regione del segretario, dove il Pd anche a queste elezioni dovrebbe ottenere un buon numero di seggi, ma che perde potenza nelle coste Adriatiche. Quando si arriva nelle Marche, fino a qualche anno fa regione quietamente e saldamente rossa, la forza della sinistra per la prima volta appare in bilico. La bilancia dei consensi non pende più dalla parte del Pd che secondo tutti i sondaggi cala nei consensi. Se ne avvantaggiano il grillini che difendono bene i risultati straordinari delle elezioni del 2013. Ne approfitta a mani basse un centrodestra in ascesa che dopo i fatti di Macerata (l’omicidio di una ragazza e un blitz armato contro gli stranieri) spera di cavalcare l’ondata securitaria e xenofoba e di far saltare il banco. Potrebbe riuscirci e potrebbe raggiungere un risultato positivo in Umbria, finora fedele alla sinistra, dove il centrodestra ha molte chances di arrivare primo. Cadrebbe così un’altra roccaforte e con essa il mito che, dal dopoguerra, anche nelle elezioni meno favorevoli alla sinistra, è rimasto fermo, quello di un’Italia centrale rossa, socialmente e culturalmente unita.
A contrastare la tendenza (che tutti i sondaggisti e politologi condividono) la stella nascente di Nicola Zingaretti nuovamente candidato alla presidenza della Regione Lazio. La sua figura, data per vincente su quella del candidato di centro destra Stefano Parisi, riassume oggi molte delle speranze del dopo voto della sinistra. Zingaretti è forse il solo che è riuscito a mettere d’accordo il Pd e Liberi e uguali, la sua presidenza si contrappone al disastroso governo grillino di Roma. Può diventare un simbolo, quello della possibile rinascita dopo una sconfitta ampiamente annunciata.
25.02.2018


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