Fra la gente di Mosca a due settimane dalle elezioni
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Paura e indifferenza
nella Russia di Putin
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO DA MOSCA


Le elezioni ci sono, la scelta no", recita un noto proverbio russo. Difficile pensare che si possa giocare con la lingua russa e divertirsi a studiarne le radici. E non è un caso che parole come "elezioni" (vybory) e "scelta" (vybor), infatti, possano persino sembrare uguali. Lo sono agli occhi di un distratto studioso ma non a chi ripete quasi sorridendo il proverbio, in grado di racchiudere la storia politica russa e il suo futuro.
Il 18 marzo 2018 si deciderà chi per i prossimi sei anni sarà alla guida del Paese. Se nessuno dei candidati raggiungerà la maggioranza assoluta, si andrà di nuovo alle urne l’8 aprile. Nessuno però aspetta con impazienza la data del ballottaggio, tanto meno il Cremlino, che spera in un’affluenza del 70% con il 70% dei voti per il presidente in carica Vladimir Putin. Un’affluenza difficile da raggiungere nel Paese senza scelta: nel 2012 il 65,30% dei russi andò a votare e la percentuale a favore di Putin fu del 63,64%. Oggi è proprio l’assenteismo a preoccupare i vertici del potere: stando ai sondaggi dell’indipendente centro di ricerca russo Levada pubblicato a dicembre 2017, circa il 52% degli aventi diritto al voto andrà alle urne. Percentuali che hanno oltrepassato i 70 punti solamente nel 1991 quando il 74,70% di votanti russi scelse il primo presidente.
Non ci sono cartelloni elettorali dedicati, quasi non ci fosse bisogno di fare campagna. Qui si fa pubblicità alle elezioni, ed è così che i caratteri cubitali su sfondo bianco sono affissi in ogni angolo di Mosca, "18 marzo 2018. Il nostro Paese, la nostra scelta, il nostro presidente".
Nei quartieri periferici e all’uscita della città si respira però un’altra aria e il faccione sicuro di Putin trova posto ai margini delle strade lasciando un messaggio diretto a chi fosse anche solo di passaggio: "Un forte presidente, una forte Russia".
Putin, il forte presidente che nelle passate elezioni è stato scelto da oltre 45 milioni di russi (63,60%), ha però convinto meno gli elettori della regione di Mosca e quella di Kaliningrad, rispettivamente con 46,95% e 52,55% di consenso. Perché? La risposta non è facile da trovare tra un popolo attaccato alla patria ma non alla scelta, consapevole che quella più giusta implichi rimanere in silenzio. "Spiegherei le nostre elezioni con la definizione psicologica de ‘la scelta senza scelta’ - dice Aleksey, 27 anni, video maker, non ha mai votato alle presidenziali, anche quando viveva a Mosca -. Non mi interessa, per raccontare storie non serve la mia opinione". Sei anni fa si è trasferito a Milano, in Italia, dove ha studiato cinema. Vorrebbe tornare in Russia, il Paese che vede cambiato ma che non vuole cambiare. "I miei genitori - dice - lavorano per lo Stato e voteranno, lo devono fare. Io no".
Neanche Maria, 30 anni, insegnante di lingua russa per stranieri, andrà a votare la prossima settimana, per quanto lo abbia fatto nel 2012. "Penso ci sia un serio problema con i media. Qui, tutti i nostri canali televisivi, i nostri giornali e le radio più seguite e popolari sono pro-governativi e non dicono le cose che il governo potrebbe non gradire. Nella regione di Mosca ci sono più persone che si informano tramite media alternativi, specialmente su Internet, e vedere un altro punto di vista ti spinge ad avere idee diverse", spiega riferendosi alla bassa affluenza della regione.
C’è chi invece pensa già alle elezioni del 2024 "quando Putin non ci sarà più". È Polina, 22 anni, studentessa all’Università federale baltica Immanuel Kant di Kaliningrad. La mamma di Polina, sostenitrice invece di Putin, ricorda gli anni bui dell’Unione Sovietica per spiegare alla figlia che si può criticare la burocrazia, gli oligarchi e la corruzione in Russia, ma non Vladimir Putin.
Le opinioni diverse si alternano anche nella Russia "europea", dove Ivan vive da tanti anni. Ucraino di origini, a 50 anni è capo dipartimento del partito Yabloko a Baltijsk, la città più occidentale della Russia, a sud ovest di Kaliningrad, capoluogo dell’omonima regione. La presenza della Flotta del Baltico così come diverse strutture statali nella regione, sono il lascia passare per il consenso di Putin, "se lavori per lo Stato e voti chi devi votare va tutto bene", commenta Ivan.
Il rappresentante del partito liberale pensa che l’affluenza non potrà però essere alta neanche quest’anno, "i cittadini non sono contenti del governo e le elezioni lo dimostreranno".
04.03.2018


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