L'industria della beneficenza cresce ma anche i pericoli
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"Business solidarietà",
Ong a rischio crimine
LORETTA NAPOLEONI


L’avvento della globalizzazione ha avuto un effetto positivo sulle donazioni tanto che dal 1975 ad oggi il volume totale si è quadruplicato. La crescita è stata particolarmente sostenuta nell’ultima decade. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 2010 al 2016 le donazioni sono salite del 3,6 per cento annuo, e cioè hanno registrato un tasso di crescita più alto di quello del Pil (2 per cento).
L’aumento della generosità dei Paesi ricchi è andato di pari passo con il proliferare delle organizzazioni non governative (ong), la maggior parte delle quali sono dedicate a cause ed iniziative caritatevoli. La decade in cui la crescita è stata maggiore è quella degli Anni 90. Dal 1989 al 2002, ad esempio, il numero delle Ong registrate nel Regno Unito si è raddoppiato raggiungendo quota 195mila.
La crescita del numero delle ong nei Paesi occidentali è dovuta a diversi fattori, in primis la progressiva privatizzazione dell’assistenza sanitaria e di altri servizi sociali, che un tempo lo Stato forniva, ha spinto gruppi di individui a formare enti ad hoc per supplire alle carenze sociali. Anche i tagli dei finanziamenti pubblici per le attività culturali hanno contribuito alla nascita di nuovi enti di beneficenza. Tuttavia, la maggiore proliferazione di ong si è verificata nel settore degli aiuti umanitari all’estero, nei Paesi più poveri o in risposta a disastri naturali, come terremoti, o a crisi politiche, come le guerre civili.
La raccolta di fondi per eventi straordinari è stata facilitata prima della globalizzazione, che ha portato in casa le tragedie del villaggio globale, e poi dall’avvento dei social media. Ma i più grossi incentivi a donare sono stati a carattere fiscale. In quasi tutti i Paesi occidentali alla riduzione del ruolo dello Stato nel settore sociale, culturale o sanitario, è corrisposto un nuovo sistema fiscale che permette di detrarre dalle tasse le donazioni fatte alle ong. Questo incentivo è particolarmente forte per le classi più abbienti, che invece di pagare le tasse possono contribuire a cause reputate da loro importanti. Ed infatti in Francia e nel Regno Unito, dove i sistemi fiscali offrono maggiori incentivi che altrove, la donazione media è la più alta in Europa, mentre la percentuale di persone che versano soldi è uguale alla media europea. Il nuovo regime fiscale fa sì che il donatore possa scegliere se pagare le tasse o donare l’equivalente ad un ente caritatevole di sua scelta.
A livello globale l’ente che raccoglie maggiori fondi è la Chiesa cattolica il cui peso varia dal 17 al 34 per cento di tutta l’attività delle ong. Negli Stati Uniti, ad esempio, gli enti caritatevoli cattolici forniscono circa il 50 per cento dei servizi sociali. Ma neppure la Chiesa cattolica è immune dagli scandali.
Negli ultimi 12 mesi, la scoperta che gli enti caritatevoli sono istituzioni che possono essere vittime di attività illegali e criminali ha avuto un impatto negativo sul volume delle donazioni. Secondo il World Giving Index (Wgi), un rapporto annuale pubblicato dalla Charities Aid Foundation, una ong britannica, che utilizza dati raccolti in 140 Paesi, nel 2016 si è verificata una flessione del volume globale delle donazioni. È stata la prima volta dagli anni Ottanta. Tra i Paesi che hanno donato meno dell’anno precedente ci sono Nuova Zelanda, Stati Uniti, Australia, Canada, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito, Malta, Islanda, Germania e Norvegia.
Anche se è presto per parlare di crisi dell’industria della beneficenza, gli scandali che hanno coinvolto alcune delle più grandi ong negli ultimi mesi hanno sicuramente contribuito alla contrazione delle donazioni.
A monte c’è il problema di come i donatori possono monitorare la gestione di organizzazioni che operano a livello globale. Nei piccoli enti di beneficenza è molto più facile verificare come gli aiuti vengono usati. Ma questi spesso hanno un raggio di azione limitato rispetto a organizzazioni più grandi. Un esempio usato per avallare questa tesi è Medici senza frontiere, un grande ente che ha risorse per rispondere rapidamente ed efficacemente alle emergenze in tutto il mondo. Ma il rovescio della medaglia è che con così tanta amministrazione e infrastrutture costruite intorno alle più grandi organizzazioni di beneficenza, i donatori non sanno mai dove finiscono i loro soldi.
In base alle denunce degli ultimi mesi (come quella contro Oxfam) riguardo agli abusi sessuali da parte di grosse ong in zone di guerra, come la Siria, sembra lecito affermare che neppure il management di queste organizzazioni è in grado di avere una visione dettagliata e di grand’angolo non solo di come gli aiuti vengono gestiti ma anche dell’onestà e professionalità del proprio personale.
È chiaro che la crescita esponenziale di aiuti avvenuta negli ultimi 30 anni è andata di pari passo con l’aumento di attività criminali ed illegali all’interno delle ong. Ad oggi non esiste un organo sovranazionale che ha il compito di monitorare come vengono gestiti e distribuiti i soldi raccolti per iniziative umanitarie. Ed è proprio di questo che abbiamo bisogno.
04.03.2018


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