Da Mendrisio a Chiasso fra i commercianti in difficoltà
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Oasi di resistenza
nel deserto dei negozi
MAURO SPIGNESI


Aalle nove del mattino il termometro segna meno quattro gradi. Così il nucleo di Mendrisio si accende un’ora dopo, appena sbucano i primi raggi di sole di un freddo mercoledì. E in quello che è stato indicato come il deserto del commercio, nella crisi che  picchia più duro il Mendrisiotto, si scoprono sorprendentemente storie e attività di chi vuole reagire e cerca ogni giorno di tenere a galla la propria bottega. "È inutile parlare sempre di crisi. Bisogna avere idee e metterle in pratica - dice Carla Forlano che ha 75 anni e vende abbigliamento vintage -. Ad esempio qui vicino c’è uno spazio che potrebbe essere messo a disposizione degli studenti dell’Accademia di architettura. Sarebbe una finestra, un modo di legare l’istituto al centro città. Il tessuto commerciale dovrebbe interagire con la realtà esistente. Solo così si rendono i luoghi vivi, animati. Se invece ci si adagia, ci si lamenta solo, le cose non cambieranno mai".
Che la crisi ci sia lo ammettono anche nel nucleo del borgo. "Poi è vero che colpisce in maniera differente. Io, ad esempio, non posso lamentarmi. Perché ho una attività particolare - racconta Luciano Tieppo, appassionato orologiaio nel suo atelier-laboratorio -. La crisi è anche dettata dal cambiamento di abitudini dei clienti. Oggi chi entra nei nostri negozi legge, si informa su internet, sa già tutto del prodotto che vuole comprare. Dunque tu devi essere professionale, offrire assitenza, non devi smettere di studiare, per poter dare risposte precise ai clienti".
Ma nonostante le difficoltà ci sono giovani che si lanciano in importanti avventure imprenditoriali. "Quando ho aperto qui circolava più clientela, oggi servirebbe uno scossone per riportarla - nota Eleonora Mietello, appena 23 anni e già dietro il bancone di una sua attività di tipo artigianale -. E comunque ai ragazzi come me dico che non bisogna mai scoraggiarsi, guardare avanti e non mollare. Mai".
Veronique, invece, ha seguito il marito Mauro Paolocci nella sua avventura iniziata nel luglio del 1994 con l’apertura della libreria Dal Libraio che oggi è anche una piccola galleria d’arte e un luogo d’incontro. "Noi - spiega - ci siamo ritagliati un nostro spazio andando a cercare e proporre scrittori e case editrici che altrove non si trovano e che spesso non si possono neppure ordinare su internet. Il nostro valore aggiunto, quello che negli anni ci ha permesso di avere una clientela affezionata, è stata l’originalità. Non basta il bestseller, nel nostro campo serve tanta curiosità e voglia di confrontarsi con i clienti. E spesso sono proprio loro che ci stimolano a conoscere autori nuovi e interessanti".
Da Mendrisio a Chiasso, dove la crisi si vede nelle vetrine vuote, ricoperte di vecchi giornali. E dove con il progetto Frequenze si prova a rianimare gli spazi vuoti. Qui Carlo Coen, dietro il bancone del negozio di famiglia aperto quasi sessanta anni fa, nota come "in Ticino la clientela è cambiata perché sono venuti meno i posti di lavoro qualificati. Penso a quelli della piazza finanziaria che si è assottigliata, solo per fare un esempio. Poi, è vero che stanno mutando le abitudini, che si compra on line, o in Italia, ma la gente non ha esattamente il metro di paragone. Chi acquista sul web poi paga le spese di spedizione che fanno lievitare il prezzo finale, chi va all’estero deve calcolare la benzina e i posteggi... Alla fine, da noi spenderebbe meno".
Di fronte alla boutique di Coen tre anni fa ha aperto un commerciante egiziano, Sherif Showman. "Lavoriamo - dice - in una cittadina tranquilla. Quello che servirebbe sono le iniziative, come le fiere e i mercatini per attirare più clientela, non soltanto quella di passaggio o quella che arriva direttamente perché sa che da me può trovare generi coloniali e prodotti per fumatori internazionali che altrove non riesce ad acquistare".
"Io - spiega con un sorriso Elena Belfiore Savoldelli, che ha un negozio in corso San Gottardo - sono positiva. Crisi o non crisi, chi lavora bene riesce a calibrare una sua offerta esclusiva e va avanti. Ma serve volontà e tenacia. Io vado sempre alla ricerca di prodotti particolari per bambini, abbigliamento e accessori. Sperimento, propongo novità. E alla lunga ho avuto i risultati, oggi vengono anche da Milano a fare shopping da me. Poi, certo, occorre fidelizzare il cliente, stimolarlo a tornare. E questo è impegnativo. Chiaro che inoltre serve il contesto, che comunque qui in corso san Gottardo abbiamo, perché ci sono una serie di negozi che se messi insieme garantiscono un’offerta interessante e articolata".
E così, tra tante chiusure spunta anche un’apertura. Recentissima. Un nuovo negozio di articoli sanitari e di ortopedia. "L’idea - dice la direttrice Sonia Quinzi - ci è venuta perché da una parte qui non ci sono prodotti di quelli che proponiamo noi e dall’altra sono stati aperti nuovi centri medici con i quali vogliamo collaborare. Il problema è che spesso nascono iniziative commerciali slegate dal territorio. È invece importante riuscire ad inserire un negozio in una realtà che già esiste".

mspignesi@caffe.ch
04.03.2018


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