L'associazione no profit di François, Cyril, Pascal e Guy
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'Noi, 4 amici al bar...
ora abili aggiustatutto'
PATRIZIA GUENZI


Eravamo quattro amici al bar", cantava Gino Paoli. Molto probabilmente, François, Cyril, Pascal e Guy, tutti pensionati, 250 anni in quattro, un giorno si sono detti che erano ancora troppo in gamba per starsene a discutere davanti a un caffè. Un passato chi da meccanico, chi perito elettrotecnico, informatico e montatore, hanno riunito le loro competenze e creato un’associazione a scopo benefico per cercare, nel loro piccolo, di mettere un freno allo spreco. "Siamo molto sensibili ai temi ambientali - spiega François, che ha lavorato in svariati ambiti, dall’elettronica al sociale, dal commercio alla ristorazione, anche all’estero -. Eravamo infastiditi da quanti oggetti venissero buttati invece di essere aggiustati. A volte mancava soltanto una vite. E allora ci siamo detti: perché non aprire un atelier dove provare a riparare tutto?".
Detto, fatto. "On répare tout" è nato lo scorso ottobre a La Sarraz, nel canton Vaud. I quattro, grazie a una campagna di crowdfunding hanno raccolto tremila franchi. "Sufficienti per avviarci, comperare gli attrezzi necessari, qualche tavolo da lavoro e ripiani dove stipare la merce", spiega Cyril. Il locale a La Sarraz in men che non si dica è stato sommerso da 160 apparecchi, dalle macchine per il caffè ai pc, dagli aspirapolvere agli asciugacapelli, alle lavatrici... "Anche un juke-box. E l’abbiamo riportato in vita!", dice orgoglioso François.
Tanti, tanti oggetti. Impossibile ripararli tutti in tempi brevi. Da un paio di settimane i quattro amici sono stati costretti a introdurre una lista d’attesa. Chi ha fretta, paga. "Non pensavamo certo di dover lavorare così tanto - osserva Guy -. La nostra intenzione era quella di essere occupati mezza giornata, non di più". Anche perché "due di noi sono impegnati con un gruppo rock e quindi devono avere il tempo per provare - nota Pascal -. Ma così invece...".
In quattro mesi alla loro porta hanno bussato in tanti. "Apparecchi rotti, elettrodomestici non funzionanti, bastava poco per rimetterli in sesto - osserva Guy -. È questo che ci ha stupiti. Se la gente trova qualcuno che ripara non butta via". E quasi tutto ciò che si rompe, nelle mani dei quattro provetti "aggiustatori", ritrova una nuova vita. "Il 95% di quello che arriva è riparabile - conferma François -. E costa meno che comperare un oggetto nuovo".
Già, i costi. Sovente ci si immagina che riparare è economicamente poco conveniente. "Ma va! - risponde Guy -. Con noi no, visto che lavoriamo gratuitamente. Chiediamo soltanto le spese vive, quindi 10-15, al massimo 40 franchi. Così da poter pagare l’affitto, la corrente, il telefono. Il juke box, ad esempio, ha richiesto due settimane di lavoro e abbiamo chiesto 200 franchi. Ma ne valeva la pena". Una sorta di volontariato, il loro. "Abbiamo l’Avs - dice François - e ci basta. Non abbiamo bisogno di soldi. Questa attività ci piace e ci siamo resi conto di quanto fosse necessaria". Tant’è che arrivano clienti, tanti, un po’ dappertutto.
Insomma, un lavoro "full time" per i quattro pensionati che, strano ma vero, non hanno il tempo di aggiustare le loro cose. Da settimane la macchina del caffè è lì, per terra, in un angolo del locale. "Ben descrive - sottolinea Cyril - l’assurda situazione in cui ci siamo messi. Non abbiamo neanche il tempo di ripararla. Ecco perché ci siamo decisi a chiedere aiuto. Ma sia chiaro: non vogliamo più lavoro, vogliamo soltanto qualcuno che ci dia una mano. Altri volontari, che come noi abbiano voglia di mettersi a disposizione gratuitamente. O anche persone interessate ad aprire un proprio atelier nella Svizzera romanda".
"No, così non possiamo andare avanti - conclude François -. Ecco perché non vogliamo dire i nostri cognomi, altrimenti gli oggetti da riparare ce li porterebbero a casa". Una pausa, un sospiro: "E chi le sente poi le nostre mogli?".

pguenzi@caffe.ch
04.03.2018


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