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La diffusione delle 'fake news' è legata alla polarizzazione
"Con i social network
...chiusi in una bolla"
ROBERTA VILLA


La diffusione di notizie false e strumentali, le famose fake news, aumenta di pari passo con la polarizzazione legata a internet", afferma Walter Quattrociocchi, coordinatore del Laboratorio di Data Science and Complexity a Ca’ Foscari.
Le bufale sulla salute sono nate con internet?
"No, ma non c’è dubbio che la rete abbia provocato quel che chiamiamo una 'disintermediazione' rispetto alla fonte della conoscenza. Con questa espressone si indica il fenomeno per cui una volta qualunque informazione passava attraverso il medico o il giornalista, mentre oggi chiunque può accedere con facilità non solo alle fonti originali, ma anche a tutte le loro possibili interpretazioni".
E questo è un male?
"Di per sè no, ma può diventare pericoloso se, per un diverso background culturale, non si hanno gli strumenti per interpretare le informazioni che si ricevono. Si tratta però di un fenomeno irreversibile, che deve essere governato ma da cui non si può tornare indietro".
Anche la quantità di informazioni che riceviamo ogni giorno è cambiata rispetto a 50 anni fa.
"Infatti si parla di un sovraccarico informativo. Davanti a un bombardamento quotidiano di dati e notizie, i nostri meccanismi di difesa si rinforzano e tendiamo a restare sempre più attaccati ai nostri preconcetti o ai messaggi coerenti con i nostri principi".
Cosa è ulteriormente cambiato con i social network?
"Per loro stessa struttura i social network tendono a favorire una tendenza innata negli esseri umani, che si ritrova anche nelle interazioni sociali che avvengono fuori dalla rete: tutti preferiamo circondarci di persone che la pensano come noi e che approvano le nostre scelte, piuttosto che da avversari che le contestano. Ci chiudiamo in una sorta di bolla, che nei social network ci dà però l’illusione di essere uno spaccato rappresentativo della società".
Come si studiano questi fenomeni?
"Le moderne scienze computazionali ci consentono di analizzare il comportamento in rete di centinaia di milioni di utenti. Abbiamo così potuto dimostrare che, in particolare quando si parla di scienza e salute, nei dibattiti sui social network è difficile mantenere posizioni moderate. All’aumentare del tempo trascorso su Facebook, aumenta la cosiddetta "polarizzazione" sui temi più scottanti, e la maggior parte delle persone si trova a dover prendere una posizione netta, per esempio pro o contro i vaccini, senza troppe possibilità di distinguere tra diverse vaccinazioni e diverse circostanze".

r.v.
11.03.2018


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