L'appello di Casa Astra al Cantone per aiutare i senzatetto
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Un numero verde
per chi non ha un letto
PATRIZIA GUENZI


Ogni settimana in Ticino un paio di persone restano senza casa. Costrette a trovare una sistemazione. Come molto probabilmente avrà provato a fare, senza riuscirci, il 35enne trovato lunedì scorso dalla polizia dentro una piccola tenda sotto il ponte autostradale di Melide. Storie di solitudine e di emarginazione, che non sempre o non soltanto coinvolgono stranieri. E che sfuggono alle statistiche, perché ai margini  della società, e spesso della legalità. Si annidano là dove l’occhio dell’autorità non arriva. Un porto sicuro in Ticino è Casa Astra, ma i posti sono limitati e la lista d’attesa è lunga. Eppure una soluzione semplice ci sarebbe, osserva Donato Di Blasi, responsabile del centro di accoglienza di Ligornetto: "Basterebbe istituire una sorta di numero verde per chi non è in regola, non ha una dimora fissa o è straniero e consentirgli di trovare un tetto sopra la testa, senza fargli correre inutili rischi. Soprattutto d’inverno. Invece il Cantone, tramite la stampa, si limita a dire a chi è in difficoltà di chiamare l’ambulanza, i pompieri o la polizia. Ma secondo voi una persona che è qui illegalmente o di passaggio chiama la polizia?! Prendiamo esempio da quei cantoni che mettono a disposizione degli spazi comuni".
Ogni anno a Casa Astra, 24 posti, transitano centinaia di persone, quasi 7.500 notti in totale l’anno scorso, un migliaio in più del 2016. Due mesi la permanenza media di un ticinese, qualche settimana per chi è di passaggio "che se  è in cerca di lavoro e gli si spiegano le difficoltà e cambia idea, se ne va altrove", sottolinea Di Blasi. Intanto, per l’inverno prossimo dovrebbe aprire Casa Martini a Locarno, circa 25 posti letto. Mentre un altro progetto è Casa Marta, a Bellinzona, "un edificio che dovremo ristrutturare, saranno altri 20 posti, ma non prima di un paio di anni", spiega il responsabile di Casa Astra.
Nel frattempo l’emergenza resta.  "Ho l’impressione che in Ticino ci si perda in un bicchiere d’acqua - riprende Di Blasi -. Siamo un cantone pieno di Protezioni civili, palestre e altri spazi che potrebbero benissimo accogliere chi non sa dove andare. Non stupiamoci poi quando accadono tragedie come un paio di anni fa, quel 40enne trovato asfissiato in uno scantinato a Massagno. Se Lugano o il Cantone non riescono ad affrontare il problema siamo davvero messi male".
Ad assicurare un tetto in Ticino c’è anche la parrocchia di Chiasso, 6-7 posti letto costantemente occupati. "Abbiamo aperto l’anno scorso per il grande freddo - spiega don Gianfranco Feliciani -, ma anche con il grande caldo non è cambiato nulla, c’è sempre qualcuno che chiede aiuto, che ha bisogno e che dobbiamo soccorrere. Non solo stranieri o persone di passaggio, anche domiciliati, come il marito che ha dovuto lasciare casa e non trova nessuno che lo ospita".
Insomma, tra mancanza di spazi e poca generosità, il problema si fa più pressante. Anche nella ricca Svizzera c’è un’ampia fetta di precarietà, persone abbandonate che spesso s’infilano nelle sale d’attesa di stazioni, autosili, case abbandonate... Dormitori improvvisati, vuoti durante il giorno. Adn entrarvi, spesso cittadini europei in cerca di un lavoro o che si trovano in un momento di disperazione. Eppure, sono invisibili nelle statistiche. "In Ticino basterebbero tre centri di accoglienza - riprende Di Blasi -. L‘ho più volte ripetuto al Cantone, come ho detto di mettere a disposizione le protezioni civili, le palestre... Mi rispondono che un’emergenza in Ticino non c’è. Già, facile dirlo quando nell’emergenza ci sono gli altri".

p.g.
11.03.2018


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