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Due architetti a confronto sulla passerella Ascona-Isole
Immagini articolo
Una grande opportunità!
Attenti al troppo turismo!


Perchè sì
È una grande opportunità, ma serve coraggio per realizzarla
Gianluca Lopes Architetto ticinese, ha firmato i progetti di grandi hotel, 48 anni
Una delle condizioni essenziali per la riuscita di progetti come questo della passerella sul lago Maggiore, sponda svizzera, è che innanzitutto abbia una forte caratterizzazione artistica, e che non sia semplicemente un gesto tecnico. Questa è una premessa irrinunciabile.
Il riferimento, anzi il parallelismo ovvio è alla passerella sul lago di Iseo che Christo e Janne-Claude hanno realizzato nel 2016, grande esempio a mio parere di Land Art, espressione artistica nata alla fine degli Anni sessanta negli Stati Uniti. Proprio su Christo e Janne-Claude è possibile visitare, fino al 28 di ottobre, una interessante mostra, che ripercorre 60 anni di realizzazioni, al Forum Würth di Coira.
Detto questo, la passerella che verrebbe realizzata sul Verbano, non dovrebbe solo essere un’opera tecnologica d’avanguardia, costruita con materiali rispettosi dell’ambiente, ma, anche se non progettata da un artista di fama internazionale, dovrà avere il carattere di una vera e propria opera d’arte in relazione a un contesto naturale.
Il carattere provvisorio dell’opera oltre a conferirgli il carattere effimero tipico della Land Art, dovrebbe consentire alla realizzazione di non sottostare a rigide norme; come è stato il caso per la passerella sul lago d’Iseo, con la conseguenza che in determinate condizioni metereologiche, di vento e di onda la passerella potrebbe non essere praticabile.  
La realizzazione di un’opera temporanea sull’acqua, per certi versi ricorda anche un’altra realizzazione provvisoria sul lago; il San Carlino di Mario Botta realizzato all’inizio degli anni 2000 a Lugano.
Sia la passerella di Christo, sia il San Carlino di Botta, sono state opere artistiche di grande spessore, visitate da migliaia di persone, che hanno contribuito a veicolare nel mondo l’immagine delle regioni in cui sono state realizzate. Il carattere effimero ha evidentemente accresciuto l’interesse per una visita. Nel caso di Brissago, avrebbe anche uno scopo pratico, quello di collegarne le Isole che verrebbero valorizzate e la cui visita, oggi limitata, sarebbe alla portata di tutti.
La passerella sul Verbano, almeno secondo le notizie di questi giorni, può diventare un semplice gesto ma con una valenza a scala territoriale proprio in un luogo dove il territorio con la sua orografia di lago e montagne è già il valore aggiunto intrinseco. Credo personalmente che il successo sarà assicurato e le possibili ricadute sul turismo e sull’immagine sono a mio avviso un’opportunità da cogliere al volo; bisogna, come in tante cose, avere un po’ di coraggio.


Perchè no
Dobbiamo difendere l’ambiente da un turismo troppo ingordo
Mauro Bissattini Architetto italiano, di Cannobio, 67 anni, paesaggista e ambientalista
Una cosa è stata la grande performance artistica di Christo sul lago d’Iseo. Un evento irripetibile ed effimero che ha catalizzato l’interesse di migliaia di persone per un periodo limitato di tempo in un contesto naturale unico. Quella non è stata solo una banale passerella a pelo d’acqua, è stata una provocazione artistica in grado di dialogare in modo innovativo con l’ambiente, capace di trasformarlo in qualcosa d’altro. Come Magritte che disegna una pipa e poi vi scrive sotto che "questa non è una pipa". Come Fontana che taglia le sue tele. È qualcosa di mai visto. Di originale.
Un’altra cosa è invece rifare  nel contesto del lago Maggiore, ad Ascona come a Verbania, o peggio ancora sul lago d’Orta, questa esperienza. È come voler replicare i famosi tagli di Lucio Fontana su scala industriale. Quello che è stata una rottura, un concetto spaziale, una provocazione artistica si trasforma in una banalità. In una sciocchezza. Peggio, una passerella sul lago, ad Ascona come a Verbania come ad Orta, sarebbe soltanto un insulto alla natura, all’ambiente, al paesaggio. Che si risolverebbe in ulteriore inquinamento. Ma dico: lottiamo per un mondo ecosostenibile e poi lo riempiamo di plastica. Per questo sono contrario. Non sarebbe solo un insulto culturale ma anche turistico. Non avrebbe alcun senso.  
Un danno per il turismo stesso che vive di emozione, di sensibilità, di sentimento, di scoperta, di sguardi, di sensazioni. Si annulla quel senso mistico che ci accompagna quando entriamo in contatto con la natura: noi dobbiamo sentire lo sciabordio dell’acqua sullo scafo della barca, il fischio del vento sulla vela che ci spinge. Dobbiamo sentire, come diceva Piero Chiara, il profumo del tabacco di Brissago, gli odori dell’ambiente, non della plastica. Con una passerella di polietilene non solo si rende banale un collegamento fra la terraferma e un isolotto, ma si devasta, in nome di non so che cosa, quello di più bello che abbiamo e che dobbiamo conservare. Il nostro è un ambiente unico, che - come giustamente ha detto il sindaco di Orta - dobbiamo preservare da uno sfruttamento turistico di massa. Dall’ingordigia dei predoni del denaro.
Dobbiamo difendere il nostro lago, i luoghi più romantici che abbiamo, dall’assalto di un turismo rapace, ingordo, avido. Il turismo su cui dobbiamo puntare è quello ecosostenibile, in armonia con l’ambiente, rispettoso della natura. Capace di preservare l’integrità culturale, le diversità, le unicità dei luoghi. Altro che passerella di plastica. Gli operatori turistici, i politici che ricorrono questo tipo di iniziative per far godere alle masse delle sensazioni da masse, sono - come ripete il critico d’arte Vittori Sgarbi - delle capre… capre… capre".
25.03.2018


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