L'analsi di Giovanni Tridente dell'Università Pontificia
L'evangelizzazione
ora corre sul web
MAURO SPIGNESI


La "Clerus-App" è principalmente pensata e rivolta ai sacerdoti. "Però è realizzata dalla Congregazione del clero, che forma i preti, e dunque è un importante e intelligente tentativo di avvicinarli al mondo del web e a non aver paura dei nuovi mezzi di comunicazione", sottolinea il professor Giovanni Tridente, docente alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma, e autore del saggio "La missione digitale. Comunicazione della Chiesa e social media". Secondo Tridente, "la Clerus App è anche la continuazione di un percorso. Visto che La Congregazione del clero aveva già creato un portale  online con le diverse omelie". D’altronde è stato lo stesso Papa Francesco a dire che "tutto nel mondo è intimamente connesso". E dunque la riflessione sul rapporto tra Chiesa e social, ma più in generale tra Chiesa e nuovi mezzi di comunicazione, è un tema importante e quanto mai di attualità. "La Chiesa - spiega Tridente - non ha mai demonizzato i mezzi di comunicazione, semmai ha detto che vanno usati bene, adeguatamente. Anche in chiave di evangelizzazione, così come emerso sin dai tempi del Concilio Vaticano II. Chiaramente oggi l’asticella della sfida si è alzata, perché chi va sui social deve poi non soltanto conoscere il loro linguaggio ma anche saperli adoperare".
Perché i social, poi, avvicinano la Chiesa, in tutte le sue espressioni, alla gente. E anche le applicazioni sono un modo per declinare questa tendenza. Una tendenza che coinvolge soprattutto i giovani. "In questo senso è importante che le parrocchie siano su Facebook o su altre piattaforme - aggiunge il docente - perché è lì che oggi si trovano i fedeli. Sarebbe utopistico non esserci. Le tecnologie, dunque, possono fare opera di evangelizzazione. Ma, ripeto, vanno usate bene. Non si può improvvisare, non si possono veicolare bufale, tutte le notizie pubblicate vanno verificate, non si devono inserire post con contenuti offensivi o che possano ferire le persone. E in questo senso serve una certa professionalità, precise competenze ed equilibrio".
Questo vuol dire educare a una corretta comunicazione. Ma non vuol dire che le parrocchie debbano rinunciare al proprio stile di comunicazione o debbano tradire certi principi. "Al contrario - avverte Tridente - la loro deve essere una presenza ragionata. E poi, dietro un account, dietro un profilo, c’è sempre una persona in carne ed ossa. Quindi è importante che si apra una riflessione per capire chi deve gestire l’informazione nei social. Deve essere il parroco in prima persona, deve essere un suo rappresentante, una figura competente del consiglio parrocchiale o un giovane fedele? Su questo bisogna interrogarsi. Tenendo conto, ancora, che i social hanno tempi veloci e ragionano rapidamente".
La Chiesa, quindi, segue l’evoluzione della società moderna. Sta al passo con i tempi. "Ma -  conclude Tridente - con i suoi valori, con la sua capacità di far riflettere sulle cose che accadono".

m.sp.
15.04.2018


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