Reportage dal cuore del  "singolare" settimanale tedesco
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Il successo di Die Zeit?
È qualità e passione
STEFANO VASTANO DA AMBURGO


Questo è un reportage di 10mila battute, nato da una settimana di incontri, un viaggio in treno e sotto una buona stella. Salgo sull’Ice Berlin-Hamburg delle 8.39 per andare alla redazione centrale del settimanale Die Zeit e, casualmente, nello scompartimento faccio conoscenza con Paul Middelhof. È un giornalista molto giovane, ma ha firmato nel numero in edicola del giornale amburghese un bel reportage sul covo - in quel di Halle - di "Identitäre Bewegung", il movimento d’ultra destra che, dall’Austria, si sta diffondendo anche in Germania. L’obiettivo di queste righe invece è raccontare perché, nonostante la crisi del giornalismo ai tempi di Internet, qui in Germania settimanali come Die Zeit resistano allo tsunami della crisi editoriale, e riescano a vendere attorno a 500mila copie. "Qualche settimana anche di più", dirà Giovanni di Lorenzo accogliendoci nel suo (coloratissimo) ufficio.
È dal 2004 che il 59enne italo-tedesco ha assunto le redini della testata più raffinata degli studenti, dei professori, dell’intellighenzia tedesca. E mentre a New York e Parigi, a Roma come a Londra, i settimanali si assottigliano ad anemiche paginette, questo del gruppo Holtzbrinck esce ogni giovedì con 75 grandi pagine. E questa è solo la prima controtendenza che ci sorprende nel corso di questo reportage. "Abbiamo calcolato - spiega di Lorenzo - che ogni settimana offriamo ai lettori lo stesso numero di battute di Die Vermessung der Welt  (La misura del mondo), il bestseller di Daniel Kehlmann, che consta di circa 330mila battute. Die Zeit ne misura di più, visto che al suo interno trovi altre 100 pagine di Zeit Magazin".
Perché nel ventunesimo "liquidissimo" secolo, nel mezzo della rivoluzione digitale, travolti dall’oceano delle notizie e dal virus delle "fake news", le false notizie i lettori - anche i più giovani - sono così affezionati a questo settimanale, che produce ancora utili veri? Basati su dati reali. "Il futuro del giornalismo - continua di Lorenzo - non lo vedo nero, e lo share dei nostri lettori più giovani non è cambiato dagli anni ‘70". E per quanto riguarda le prestazioni economiche, quest’anno lui ed i suoi 119 redattori presenteranno agli editori "il miglior bilancio della nostra storia - anticipa - con un fatturato di oltre 200 milioni di euro". Dati economici positivi, dunque.
Ecco perché, tornando allo scompartimento in treno per Hamburg, un giovane giornalista è sereno e convinto del suo mestiere. "Sto molto bene a Die Zeit - dice Middelhof - mi identifico col giornale, anche se il giornale ti chiede molto, specie in giornate come queste con riunioni di redazione di certo tese". Prima della conferenza, mi colpisce al numero 1 della Speersort il contrasto tra la Presse-Haus - la facciata di mattoni, la rigida serie di finestre, le arcate - e il nuovo Zeit Cafè, il bar della redazione aperto al pubblico con i suoi tavoloni in legno, le pareti scure, i giornali del gruppo in bella mostra per i lettori. Fu Goebbels a inaugurare, nel 1938, quella che oggi è stata ribattezzata Helmut-Schmidt-Haus: nel foyer, un bronzo di Rainer Fetting ricorda l’ex-Kanzler ed editore de Die Zeit, con la sua eterna sigaretta fra le dita. È tra queste austere mura che, nel dopoguerra, nasce il moderno giornalismo made in Germany, con le redazioni di Stern, Die Zeit e Der Spiegel. Altri tempi. "Oggi - spiega Heinrich Wefing, responsabile delle pagine di politica del giornale - è importante coinvolgere con sempre nuove iniziative i lettori". Non c’è solo lo Zeit Café a creare legami fra lettori e redattori, da tempo il giornale ha lanciato Freunde der Zeit, Gli Amici della Zeit, un club di discussione ed incontro fra abbonati e redattori. Nonostante la solita pioggia, lo scorso ottobre 1600 Freunde der Zeit hanno invaso la redazione per incontrare i giornalisti. Nulla in confronto al successo della Lange Nacht der Zeit, la nottata di conferenze a cui l’anno scorso hanno partecipato 10mila persone. "Tra convegni, letture o viaggi quest’anno daremo vita a 100 iniziative", spiega di Lorenzo riassumendo l’apertura al pubblico di un giornale che negli ultimi 15 anni ha cambiato pelle. "Un tempo - ricorda Heinrich Wefing - eravamo percepiti come un giornale noioso, per professori liceali".
A quei tempi Die Zeit era un blocco di piombo senza una foto in prima pagina. E l’aristocratica direttrice, die Gräfin Marion von Donhoff, apriva le conferenze chiedendo: Questa settimana cosa consigliamo al governo di Bonn?. L’era di Lorenzo invece, oltre a una più fresca edizione del Magazin, ha significato nuove pagine, del Fußball, del calcio; una dedicata a Glauben & Zweifeln, alla Fede & Dubbi, le pagine per Kinder. Senza contare Zeit Campus, la rivista per studenti o il nuovo Zeit Doctor, magazine sulla salute. Ma una cosa sono le rubriche e i prodotti editoriali, un’altra lo spirito critico, la passione filologica, la punta di acribia con cui questi giornalisti scrivono e discutono fra loro i testi che presentano ai loro fedeli (e attenti) lettori.
Alla riunione di redazione, che il giovane Middelhof anticipava come tempestosa, vedo le firme storiche del giornale, il direttore di Lorenzo al centro del tavolo ovale (la redazione di Berlino collegata via video) e tutti, dai caporedattori all’apprendista ad analizzare articoli e i titoli appena usciti, lodandone alcuni, ma criticando senza pietà quelli meno in linea con gli standard del giornale. Mai vista un’attenzione così viscerale per le righe di un articolo. Accanto a me una redattrice, la fotocopia del testo fra le ginocchia, declama i punti dolenti dell’articolo segnati a matita. Certo, siamo in Germania ma di sicuro non c’è al mondo redazione che si prenda di più sul serio. E non è solo una questione di precisione ed errata corrige. Essere un foglio liberal - dice di Lorenzo, "vuol dire aprirsi al confronto interno: sì, noi discutiamo su tutto e rendiamo trasparente il nostro dissenso".
La conferenza che a prima vista pare psicoanalisi di gruppo, con tendenza al masochismo, in edicola poi significa che, una settimana, Jens Jessen scrive "Vergognati, o uomo!", la sua analisi dei deliri d’onnipotenza di un certo femminismo. Ma la settimana prossima toccherà a Bernd Ullrich rispondergli opponendo altre tesi nel suo reportage. È questo vivace ping-pong di opinioni, unito alla cura certosina dei testi che piace (e coinvolge) tanto la Community dei lettori. Specie nei tempi così confusi di internet in cui non è più la notizia in sé che conta (quella la ritrovi in tutte le salse su tutti i canali), ma il modo in cui la interpreti e soprattutto la comunichi.
È il fattore-interpretazione, insieme all’inconfondibile sound mai esagitato, mai volgare della Zeit che spiega molto del suo successo. "Siamo una grande famiglia- dice Tanja Stelzer, accogliendoci nel suo piccolo ufficio in un qualche piano della labirintica redazione - e ne siamo orgogliosi perché siamo un Autoren-Blatt". Un foglio scritto da tanti autori, ognuno con il suo stile. Da 10 anni alla Zeit, la Stelzer dirige da quattro il Dossier, e cioè, insieme al Feuilleton, il cuore del settimanale, con quei testi di tre pagine lunghi 35mila battute. "Per comporre queste storie senza annoiare il lettore - spiega Stelzer - i nostri autori fanno complesse ricerche, lunghi viaggi a volte anche in quattro e per mezzo mondo".
Quale giornale offre ai redattori la possibilità di seguire per un anno intero due politici americani? O viaggiare nei luoghi meno battuti del Pianeta? "Siamo totalmente anticiclici - osserva Stelzer - nel momento in cui il mondo delle informazioni gira sempre più veloce, diamo con testi di questa portata altri temi ed argomenti al lettore". Il giornalismo di qualità insomma ha, specie oggi, ragioni da vendere. E la giornalista, orgogliosa, mostra le prime pagine del suo Dossier appese al muro del suo ufficio.
Anche di Lorenzo ci mostra nella sua stanza (coloratissima) le copertine che Die Zeit ha pubblicato nella sua direzione. E solo ora ci accorgiamo che quella incorniciata, non appena usciamo dall’ascensore ed entriamo in redazione, è la copia gigante della prima pagina in edicola. L’immagine concreta, e sotto vetro, dell’orgoglio di fare ancora oggi del buon giornalismo. Anche online. Pure nella redazione online del giornale, sulla Askanischer Platz a Berlino, ci tengono ad invitarci innanzitutto alla riunione di redazione, e ad evidenziare lo stile sempre così "ragionato" del giornale. "Le nostre storie - sintetizza Alina Fichtner, responsabile del video e podcast dell’online - sono la dimostrazione che la fine del mondo, strillata su tutti i giornali, anche oggi non è avvenuta".
Si respira in effetti calma concentrata nella News Room dell’online: circa 80 redattori in una sala a scrivere testi in cui, puoi giurarci, "non troverai titoli strepitanti né quasi mai storie di sex and crime", conferma Ferdinand Otto, redattore online di politica interna. I titoli urlati, i pasticciacci brutti di lacrime e sangue e lacrime sono il capitale di Bild, il quotidiano del gruppo Springer al primo posto in assoluto - per numero di visitatori - anche sul web. "Con il nostro online siamo al settimo posto in classifica - rivela Monika Pilath, caporedattrice centrale - sopra alle pagine online della Suddeutsche Zeitung e della Faz". A marzo Zeit online infatti ha avuto 72 milioni di visite, e non è poco aver superato le pagine online dei due più importanti quotidiani nazionali.
Significa che anche la Community di Zeit online cerca nuovi temi, gli argomenti, i dibattiti, "e nessun allarmismo, niente catastrofismo", ripete Alina Fichtener. Quanto piuttosto servizi come "Deutschland spricht", due persone che esprimono opinioni politiche diverse, "ma che riescono a parlare fra di loro e con il pubblico che li ascolta". Tutto qui il segreto del successo di un settimanale ai tempi della Rete. Non farsi catturare dalla abulica frenesia dell’informazione. Offrire ai lettori testi che faccia piacere leggerli. E che indichino almeno la traccia dei problemi che ci assillanno di più, comunque ogni giorno.
22.04.2018


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