Perché le suonerie, un tempo popolari, non esistono più
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Dalla "hit" Hello moto
agli smartphone muti
MAURO SPIGNESI


Chi si ricorda di Hello Moto? Eppure è stata scaricata milioni e milioni di volte. Era una suoneria, la più celebre degli anni Novanta, la più ascoltata di tutti i tempi. Era diventata quasi uno status symbol, visto che la utilizzava chi aveva un Mororola, allora il cellulare più in voga. Eppure sembra sia passato un secolo. Oggi le suonerie, un modo per personalizzare il proprio telefonino, per far capire agli altri gusti musicali, tendenze politiche o anche solo la squadra del cuore, non ci sono quasi più. Si usa spesso la vibrazione, visto il moltiplicarsi di apparecchi e visto che è nata una sorta di autoregolamentazione che porta quasi tutti ad evitare che il telefono squilli a tavola come durante una riunione di lavoro.
Sino a pochi anni fa le suonerie erano anche un grande business. C’erano centinaia di siti dai quali si potevano scaricare, c’erano aziende specializzate che componevano brevi musichette cogliendo al volo magari la pubblicità del momento, o personaggi celebri come il Pulcino Pio. C’era chi ne possedeva diverse e ne accoppiava una alle chiamate e una, diversa, ai messaggi sms. Poi, la progressiva picchiata. Soltanto negli Stati Uniti la Recording industry association of America ha calcolato un calo vertiginoso. I fatturati delle società che producono suonerie sono passati da 977 milioni di dollari del 2008 ad appena 16 dell’anno scorso.
E il mercato, che a livello globale valeva 4.4 miliardi di dollari nel 2005 secondo Billboard, rivista statunitense dedicata alla musica, oggi non offre segnali di risveglio. Anzi. Per gli esperti è tutta colpa dell’evoluzione dei cellulari che oggi non sono più soltanto telefoni ma raggruppano una miriade di funzioni, dalle mail alla navigazione sul web. Negli anni Novanta chi acquistava un nuovo cellulare invece di settare la casella postale, la password del wi-fi di casa o dell’ufficio, come avviene oggi, andava sul menu e cercava subito la voce "suoni", dove appariva una lunga lista di musichette. Un rito che restituiva note di tutti i tipi. Si andava dai brani di musica classica sino al jazz, dalle canzoni popolari a quelle politiche, come "bandiera rossa" versione squillo d’entrata di una chiamata. Si faceva di tutto per distinguersi e stupire.
Oggi al massimo l’unico suono che si sente è quel breve alert di WhatsApp, perché poi si sta sempre con lo smartphone in mano, perennemente connessi e in una frazione di secondo, prima ancora del suono, si è già risposto a mail, sms, messaggi che passano da un social all’altro.
Un altro aspetto che ha contribuito al calo delle suonerie sono stati i costi. Oggi, soprattutto i giovani sono abituati a scaricare qualsiasi prodotto gratis. Un tempo si pagava. Poco, ma si pagava.

m.sp.
29.04.2018


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