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Con Gentlecare cala il pericolo di impasticcare gli anziani
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C'è un altro modo
per assistere gli "over"
PATRIZIA GUENZI


Difficile gestire l’anziano irrequieto, che non dorme o che chiama il personale in continuazione. Se qualche anno fa ci scappava qualche goccia in più di tranquillante, ora c’è una sensibilità maggiore nei riguardi di questa fascia di popolazione. Chi lavora a stretto contatto con gli over 70 lo sa bene. Esistono molte alternative, prima di ricorrere alle benzodiazepine. "Esistono molti approcci di cure specifici e non farmacologici - spiega Guido Ongaro, caposervizio di geriatria all’ospedale San Giovanni di Bellinzona -. Potenziale le relazioni tra utenti e personale, o coinvolgere maggiormente i parenti. Ma anche la pet terapy si rivela un ottimo sostegno, come la musicoterapia e altre simili attività".
Si chiama Gentlecare: un nuovo modo di assistere il paziente affetto da demenza, che sta prendendo piede un po’ ovunque. In sostanza, accanto ai servizi tradizionali, si stanno sviluppando modelli che tengono conto di fattori biologici, psicologici e sociali. Creando, ad esempio, un ambiente armonico tra i malati attraverso uno spazio fisico adatto, attività quotidiane e persone di riferimento con le quali interagire. "Ma prima ancora bisogna fare una diagnosi accurata per distinguere se l’anziano è ansioso - riprende il dottor Ongaro -, se soffre di disturbi comportamentali o se è depresso. E ripeto, la cosa migliore è, prima di ogni altra, quella di sfruttare  misure non farmacologiche".
Eppure, non sempre funziona così. Numerosi studi clinici mostrano che le prescrizioni di benzodiazepine aumentano con l’età dei pazienti e spesso avvengono fuori dalle indicazioni omologate. Prescrizioni, non solo inappropriate, ma che possono avere conseguenze anche molto gravi e peggiorare considerevolmente il tasso di morbilità e di mortalità di questi pazienti. Con un utilizzo prolungato di queste sostanze, subentra una dipendenza fisica con crisi di astinenza nel momento in cui si cerca di diminuirne il dosaggio o di interromperne l’assunzione. "Ecco perché vanno utilizzati il minimo necessario", ribadisce il medico. E proprio la demenza, stando all’andamento demografico, sarà una delle sfide future più importanti. Il rapporto 2016 di Strategia cantonale sulle demenze indica che nel 2014 in Ticino vivevano oltre 6mila persone affette da demenza, il 19,5% ultra ottantenni, il 33,6% ultra novantenni. Ma con l’invecchiamento della popolazione, il numero di malati potrebbe quasi raddoppiare entro il 2035, sino a 11mila pazienti.

p.g.
10.06.2018


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