Una coppia omosessuale dopo l'ultima polemica religiosa
"Noi gay vogliamo
essere rispettati"
PATRIZIA GUENZI


Vorremmo soltanto un po’ più di rispetto, da tutti. Inaccettabili certe affermazioni". Così reagisce Patrick, 39 anni, da 9 sposato civilmente con Raphael, 38, all’ennesima polemica sul mondo gay scatenatasi dentro la chiesa protestante di Ginevra (vedi articolo a fianco). Senza dimenticare i contrasti che hanno preceduto il recente Gay Pride di Lugano, tra chi appoggiava la manifestazione e chi, come Helvetia Christiana, chiedeva di poter presenziare per pregare per i valori cristiani. Esternazioni omofobe, commenti, critiche, divieti… "Ma basta! Ai giorni nostri sono davvero incomprensibili", commenta.
Patrick abita col compagno a Berna e hanno una figlia, Gaia, 18 mesi, nata grazie ad un’ovodonazione e ad una madre portatrice statunitense. "Fermo restando che ognuno è libero di dire come la pensa, c’è modo e modo di esternare le proprie opinioni - riprende Patrick -. Ma ci vuole rispetto, per noi e le nostre decisioni. Inoltre, forse, i problemi sono ben altri". Come quella di avere un figlio, che non è stato uno sfizio. "Per Gaia abbiamo combattuto, perché ci credevamo". Tre lunghi anni di tribolazioni, complicati iter burocratici, contratti, documenti, viaggi, spese... "Sì, non è stato facile, ma il desiderio di avere un figlio era molto forte".
Insomma, come dar torto a Patrick: i problemi sono altri, "non certo se un uomo ama un altro uomo o una donna un’altra donna - riprende Patrick -. Perché le famiglie Arcobaleno sono una realtà, inutile negarlo come ha invece fatto il neoministro italiano della Famiglia e disabilità, Lorenzo Fontana". Una realtà che Patrick e Raphael testimoniano quotidianamente. "A chi ci dice che a nostra figlia mancherà la figura materna rispondiamo che l’importante è che cresca protetta e amata, e che di amiche ne abbiamo a bizzeffe".
17.06.2018


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