Distruggere a tappeto le cellule resta una cura efficace
"Anche dopo 60 anni
la chemio è vincente"
ANTONINO MICHIENZI


È  la terapia più odiata e temuta, al punto che c’è chi rinuncia a sottoporvisi rischiando la vita. È quella che nell’immaginario è più associata al cancro per i suoi devastanti effetti collaterali. Quella che all’arrivo di ogni nuovo farmaco tutti sperano di mettere in soffitta.
Eppure, nonostante siano passati esattamente 60 anni da quando è stata messa a punto la prima terapia di combinazione per curare la leucemia, la chemioterapia è ancora oggi il caposaldo nel trattamento di quasi tutti i tumori: seno, polmoni, intestino, cervello. In questi, come in altri tumori, non possiamo fare a meno della chemio.
La chemioterapia ha l’efficacia di un bombardamento a tappeto sull’organismo. Una volta che i farmaci chemioterapici raggiungono il flusso sanguigno uccidono le cellule sfruttando un loro momento di vulnerabilità: la fase in cui si stanno moltiplicando. Deriva da ciò l’efficacia contro il cancro: le cellule tumorali, infatti, a differenza delle cellule sane, si moltiplicano vorticosamente. Tuttavia, anche alcune cellule sane si riproducono molto frequentemente: quelle dei capelli, del midollo osseo, della pelle e delle mucose dell’apparato digerente. Anche queste cellule sono vittime dei farmaci chemioterapici ed è a questo fenomeno che sono dovuti i suoi principali effetti collaterali (la caduta dei capelli, per citare solo il più evidente).
La gran parte dei farmaci chemioterapici hanno diversi anni sulle spalle. È sbagliato, però, pensare che i regimi chemioterapici usati oggi siano gli stessi del passato. Anche in questo campo c’è un’intensa attività di ricerca finalizzata a rendere quanto più efficace possibile il trattamento riducendone gli effetti collaterali.
E ancora oggi la chemio riesce a dare risultati inattesi. Lo scorso anno, per esempio, uno studio condotto su 700 pazienti in tutta Europa ha dimostrato che aggiungendo un secondo farmaco chemioterapico al trattamento standard per uno dei tumori con minori possibilità di cura (quello del pancreas) si riesce a regalare al paziente qualche mese di vita in più.
Se qualche mese sembra poco, non altrettanto si può dire dei 5 anni di vita in più dati ai malati di glioma (un gruppo di tumori cerebrali). Secondo una sperimentazione pubblicata sul New England Journal of Medicine nel 2016 è questo il vantaggio che si può ottenere se, oltre alla radioterapia (che era il trattamento standard), i malati ricevono anche la chemio.
Non è la guarigione, ma è un progresso enorme. Che si deve ancora alla vecchia e terribile chemioterapia.

a.m.
01.07.2018


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