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L'idroponica è l'ultima frontiera dell'hi-tech in agricoltura
Immagini articolo
In futuro l'insalata
si coltiverà al pc
NATASCHA FIORETTI


La coltivazione del futuro è già qui. È high tech e si chiama idroponica. Un’agricoltura che non ha bisogno di terra, può essere praticata in zone povere e aride, ha un fabbisogno di acqua infinitamente minore rispetto alle coltivazioni tradizionali, è autosufficiente, sostenibile, non utilizza pesticidi, è a circolo chiuso, tecnologica e in serra. In Svizzera, a produrre la prima insalata idroponica è stato Fritz Meier a Dällikon nel canton Zurigo; una grossa realtà è rappresentata dalla Forster Salatgarten nel canton Lucerna. Anche in Ticino, a Bellinzona, c’è Swissponic, una start-up di sei giovani che sognano di riavvicinare l’uomo e l’agricoltura tramite il computer.
Le piante crescono in altezza anche fino a 18 metri, affondano le loro radici in un substrato inerte come la lana di roccia o l’argilla espansa e ricevono le sostanze nutritive tramite l’acqua. Un esempio eclatante è la Sundrop Farm, futuristica fattoria idroponica solare che si trova nella regione arida di Port Augusta in Australia, costituita da una serra, un impianto di dissalazione e un campo solare di concentrazione. Per coltivare le 180mila piante di pomodoro all’interno della serra si utilizza l’acqua del mare e bucce fibrose di cocco in sostituzione della terra.
Insomma uno scenario prossimo in cui gli effetti del riscaldamento globale saranno devastanti e la crescita della popolazione mondiale toccherà i 7,5 miliardi di abitanti (secondo la Fao 10 miliardi nel 2050) la ricerca, l’industria e le start-up non stanno a guardare ma puntano su soluzioni sostenibili e a basso impatto ambientale per soddisfare la richiesta dei centri urbani dei prossimi decenni. Non crediate però che si tratti di un’assoluta novità visto che l’agricoltura idroponica, dal greco antico hýdor, acqua, e pónos, lavoro, è una tecnica nota già agli Aztechi che usavano costruire coltivazioni galleggianti intorno alla città insulare Tenochtitlan, mentre Marco Polo nel 13° secolo scrisse nei suoi appunti di viaggio di avere visto dei giardini galleggianti in Cina.
Dall’Australia alla Cina agli Stati Uniti, dall’India a Israele sino all’Europa, dunque, l’idroponica sta prendendo piede un po’ ovunque. In Iran, nella provincia di Markazi, quest’anno è partito un grosso progetto che prevede la costruzione di una serra che si estende su 50 ettari di terreno e sarà in grado di produrre 20mila tonnellate di verdure l’anno. Nel Vecchio continente grandi produzioni si trovano in Olanda, Inghilterra e in Spagna.
19.08.2018


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