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Il progetto di un imprenditore che crede nell'idroponica
"Produrremo di più
con meno risorse"
NATASCHA FIORETTI


Per scoprire da vicino dinamiche e proprietà dell’agricoltura idroponica abbiamo incontrato Luigi Galimberti, Ceo e fondatore di Sfera agricola, la più grande serra idroponica d’Italia che ha da poco aperto i battenti in Toscana, nel Grossetano. Un investimento di 20 milioni di euro che si estende su circa 20 ettari di terreno: 13 dedicati alle serre high tech per la produzione di ortaggi, principalmente datterini nichel free, e 7 ettari dedicati alla raccolta di acque piovane in grandi bacini e i locali tecnici. "Sin dall’inizio la nostra idea era quella di innovare e di rispondere ad un bisogno del pianeta - spiega Galimberti -: produrre di più con meno risorse. Per farlo abbiamo voluto usare la tecnologia già disponibile sul mercato innovando però i processi come ad esempio il confezionamento, la logistica, il packaging e la comunicazione in particolare sui social".
Quando si dice agricoltura si pensa al contadino che lavora la terra, alla bella e verde campagna dove tutto cresce, magari biologico. È strano pensare ad una serra tecnologica in cui lavorano agronomi e dipendenti in camice bianco che misurano e valutano ogni cosa con precisione. "In realtà - osserva Galimberti -, a furia di utilizzare  pesticidi e altre sostanze chimiche, la magia della campagna è svanita. Inoltre non basta più a sfamare le grandi città. Noi produciamo pomodori per chi sta a Milano, per il cittadino urbano. Il futuro non è solo idroponica, anzi, personalmente non ne sono neanche un fanatico. Viaggio con la macchina per necessità, potessi andare al lavoro con la bici tutti i giorni  lo farei. Ma quello dell’agricoltura è un lusso che non ci possiamo più permettere".
Investire in idroponica, dunque, sembra una buona idea. Ma non tutti hanno 20 milioni di euro da mettere sul piatto. Sfera agricola ci è riuscita grazie al fondo di impresa Oltre Venture che da subito ha creduto nel progetto. Ma qual è il segreto alla base di questa attività?  "Nell’ideare e portare avanti la nostra start-up abbiamo sempre mantenuto una visione di insieme e ci siamo impegnati a mettere in campo buone pratiche agricole", spiega Galimberti.
A proposito di buone pratiche agricole i giganti olandesi come Rainbow International e Dry Hidroponics producono fino a 150 chili di pomodoro a grappolo per metro quadro l’anno, Sfera agricola preferisce puntare sulla qualità del prodotto arrivando a produrre 15 chili di datterini per metro quadro nello stesso arco di tempo. Insomma, in queste serre tecnologiche dove tutto sembra essere così perfetto, anche troppo, ci sarà qualche rischio? "La serra resiste alle intemperie, l’involucro serve per estendere il periodo di produzione, cerchiamo di ricreare la primavera tutto l’anno salvo per la luce, non usiamo quella artificiale, non rientra nel nostro discorso di impatto ambientale. Altri rischi sono dovuti agli insetti, ai virus e ai batteri. Ci difendiamo per quanto possiamo con la lotta biologica utilizzando insetti, batteri e funghi buoni che ci proteggono. C’è anche un protocollo sanitario per cui bisogna entrare puliti nella serra per evitare di introdurre contaminazioni. Grazie alla tecnologia la nostra è un’agricoltura di precisione perché non facciamo trattamenti chimici. Se c’è un’infezione o un virus importante estirpiamo la pianta e la eliminiamo, mentre trattiamo le piante attorno il cui prodotto viene poi raccolto ma non viene dato in distribuzione". Sfera agricola è appena partita ma ha già fatto il botto. Per il futuro? "Vogliamo realizzare sette serre idroponiche nei prossimi sette anni tutte di grandi dimensioni e tutte in Italia".
19.08.2018


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