Sempre più Stati americani hanno sdoganato la canapa
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L'erba leggera in Usa
è un business a 9 zeri
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


L’ultimo a salire a bordo è stato il rampollo di una dinastia che ha fatto la fortuna sulle gomme da masticare. William Wrigley Jr. II, che dieci anni fa aveva orchestrato la vendita dell’impero di famiglia al colosso dei dolciumi Mars Inc., si è lanciato in un investimento da 65 milioni di dollari in una start up della Georgia, Surterra Wellness, specializzata nella marijuana medica e che ha la licenza per operare anche in Florida e in Texas. Dopo aver tastato il terreno, in settembre il 54enne Wrigley - Beau per gli amici - ha aumentato nelle ultime settimane la sua quota azionaria assumendo il ruolo di presidente. Surterra è il suo primo assaggio del business della marijuana.
È il 2018 e in America la marijuana resta illegale a livello federale, ma il divieto non ha impedito all’industria della cannabis di diventare un business molto redditizio. A dispetto dell’ostilità dimostrata apertamente dall’amministrazione Trump, nove Stati - Colorado, Washington, Oregon, Alaska, California, Nevada, Massachusetts, Vermont, Maine - più il Distretto di Columbia hanno legalizzato le canne a scopo ricreativo mentre 30 permettono il consumo di marijuana con ricetta medica e altri Stati come Vermont e New Jersey si stanno mettendo in fila per la depenalizzazione. Parliamo di un fatturato da nove miliardi di dollari nel 2017, secondo Tom Adams, direttore di Bds Analitycs che segue l’andamento dell’industria della marijuana. Le vendite sono equivalenti a un intero anno di pannolini Pampers per il gigante Procter and Gamble, e questo prima che la California aprisse in gennaio il mercato dell’uso ricreativo. Secondo Adams, le vendite potrebbero salire a 11 miliardi nel 2018, a 21 miliardi nel 2021 e 23 l’anno successivo.
L’industria della marijuana crea occupazione e opportunità. Secondo Ed Keating, esperto della società di analisi Cannabiz Media, 9.397 tra coltivatori, produttori, venditori, dispensari distributori e laboratori hanno licenze attive nel settore. Oltre centomila persone lavorano nell’industria della cannabis e il numero cresce ogni giorno secondo Bds Analytics. L’industria impiegava 121mila persone nel 2017, ma se la marijuana continua lungo la sua traiettoria in ascesa, i "lavoratori dell’erba" potrebbero salire a ben 292mila nel 2021.
Il boom ha aiutato Stati dove la marijuana è stata legalizzata a canalizzare i proventi fiscali delle vendite in iniziative nel settore delle infrastrutture e dell’istruzione. È sempre Bds che dà qualche cifra: un miliardo in tasse nel 2016 e 1,4 miliardi nel 2017. "Sono soldi che comunque venivano spesi quando era illegale. Ora vengono tassati - ha osservato Tick Segerblom, senatore statale del Nevada davanti a un "bottino" di 25 milioni di imposte pagate da quando in luglio le vendite a uso ricreativo sono ripartite -. E la polizia non deve sprecare tempo per arrestare i consumatori".
La marijuana versione 2018 non è solo marijuana: le offerte legali sul mercato spaziano dai fiori tradizionali a prodotti come oli e resine e una varietà di prodotti commestibili dai "brownies" alle caramelle e le gomme da masticare. Una abbondanza sulla cui diffusione getta un’ombra l’ostilità della nuova squadra di governo a Washington. Mentre due vip repubblicani come l’ex speaker della Camera John Boehner e l’ex governatore del Massachusetts Bill Weld di recente sono entrati nel consiglio consultivo di Acreage Holdings, una società che detiene licenze in 30 Stati dove l’uso della marijuana è consentito, l’Attorney General Jeff Sessions, un acerrimo nemico della depenalizzazione, ha imposto un giro di vite in California dopo che i dispensari del Golden State avevano cominciato a vendere piccole quantità per uso ricreativo con il beneplacito delle autorità locali.
La reazione del mercato è stata mista, con alcuni produttori determinati ad andare avanti imperterriti ed altri preoccupati di aumentare gli investimenti in una atmosfera politicamente a rischio. "Siamo sotto una nuvola perché non sappiamo fino a che punto Sessions vorrà interferire con i singoli Stati", ha spiegato Keith Stroup, cofondatore nel 1970 della National Organization for the Reform of Marijuana Laws secondo cui "solo una volta che avremo raggiunto quota venti Stati potremo avere forza abbastanza a convincere le autorità federali a levarsi dai piedi".
26.08.2018


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