Sempre più donne dicono un no convinto alla maternità
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Non vogliono figli e...
non hanno rimpianti
ROSELINA SALEMI


Ho quarant’anni e spicci e non ho figli. Non li ho, e non ne voglio. Sono una childfree, cioè senza figli, che è diverso da childless, priva di figli. Una scelta versus una casualità. C’è stato un tempo in cui ero convinta che la mia vita avrebbe avuto senso solo quando avrei avuto dei figli. O almeno ero convinta di crederlo. Venivo circondata, o meglio, assediata senza via di scampo, dalle gravidanze di sorelle, cugine, cognate, nipoti, amiche, amiche delle amiche. Se non hai un figlio, nella tua vita di donna, cos’hai? Beh, avevo un lavoro, anzi, una carriera, un guardaroba, un marito, delle belle tette, moltissima cellulite che comunque fa simpatia. Ma non un figlio. Ma io lo volevo ‘sto figlio? Perché non capivo se lo volevo perché lo volevo o perché lo volevano tutte le altre. Ma si può dire di no. Anche se la pressione sociale è un vero e proprio mobbing. Sottile, fatto di giudizi, paragoni, allusioni, confronti, sfide. È possibile non avere figli, ma non ti è permesso rifiutarne l’idea. Dire: io non ne voglio, grazie. Eppure siamo tante, ed è arrivato il momento di farci avanti".
Michela Andreozzi, romana, classe 1969, è attrice, regista, sceneggiatrice (il suo ultimo film è Nove lune mezza) e autrice di "Non me lo chiedete più #childfree La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa" (HarperCollins) quasi un  manifesto. Il termine childfree, però non l’ha inventato lei. È nato in America negli Anni ‘70, ed è la sigla di un movimento che collega le "non madri" di tutto il mondo su www.nokidding.net.
Rottamata la mistica della femminilità da Betty Friedan & Co., Michela Andreozzi è entrata nella scia della femminista Elisabeth Badinter che dopo tre figli ha dichiarato: "II bebè è il miglior alleato della dominazione maschile". Il ruolo sociale delle madri è senza valore. Malviste sul lavoro, costrette a pesanti rinunce, le donne restano sole con il loro dilemma: se non fai figli sei frustrata, se li fai sei nevrotica. Se non rientri in ufficio sei senza aspirazioni, se rientri, danneggi la psiche infantile. Alcune hanno sofferto, altre hanno fatto senza drammi la loro scelta. Piera degli Esposti: "Sono tra quelle che hanno avuto gravidanze e hanno scelto di non portarle avanti. Non sono pentita. Ma la società ti fa sentire fuori posto. La donna senza figli è mancante. C’è una discriminazione". Natalia Aspesi: "Se avessi avuto dei figli probabilmente sarei stata contenta, ma non averne non è un problema. Anzi, pensare che, data la mia età, potrei avere un figlio ultracinquantenne mi fa orrore". Le childfree alimentano anche la corrente delle cosiddette "mamme imperfette" che pur accettando il ruolo, criticano, sbuffano, rivendicano spazi personali.
La psicanalista francese Corinne Maier ha detto la sua dopo due figli: "Potrei fare il giro del mondo, e sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi tutti i giorni alle sette per servire a tavola e far ripetere stupidissimi compiti. Il desiderio di maternità è frutto della pressione sociale". L’attrice comica Florence Foresti è ancora più diretta (e divertente): "Quando ho partorito, mi hanno fatto firmare una clausola di riservatezza. Se raccontassimo tutto a quelle che vogliono fare figli, l’umanità scomparirebbe nel giro di cinquant’anni". Michela Andreozzi può contare su un buon numero di alleate. Più di quante aveva immaginato.
26.08.2018


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