Berna è la prima città svizzera a introdurre i Parklets
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"Aree relax tra le auto
per favorire la socialità"
FRANCO ZANTONELLI


Si chiamano Parklets, si presentano come dei salottini in legno, che il comune di Berna ha installato provvisoriamente in centro città al posto di 7 parcheggi. Sono dotati di divani, di tavoli e di ombrelloni. L’esperimento, il cui obbiettivo è (anche) quello di ridurre il traffico motorizzato nell’area urbana, durerà due mesi e terminerà alla fine di settembre. "Questo sistema modulare, posizionato a ridosso del marciapiede, esiste già da tempo a San Francisco e in altre metropoli statunitensi - ha spiegato la municipale socialista Ursula Wyss -. Berna è la prima città svizzera a introdurre i Parklets".
L’idea viene dunque dalla California, dove il primo esemplare di questo luogo di incontro urbano è stato realizzato, nel 2010, dalla designer italo-brasiliana, Suzy Bolognese. Oltre che a San Francisco, troviamo Parklets a Long Beach, Los Angeles, Fargo, Dallas, Seattle, New York, Philadelphia e Chicago, ma pure a Montreal e Vancouver, oltre che a Puebla, in Messico. Dal 2015 sono comparsi a Londra e successivamente a Leeds.
Lo spirito che sta alla base di questa innovazione è presto detto: creare dei luoghi dove sedersi, rilassarsi e godersi la città. "Si tratta di un’idea senz’altro buona - osserva il professor Remigio Ratti, docente emerito dell’Usi ed esperto di Economia dei Trasporti -. La sua applicabilità va naturalmente inserita nel contesto specifico e pensata, coerentemente, con altre misure. Quello che intendo è che deve rientrare in una medesima strategia". Quale? "Beh, io mi chiedo, ad esempio, perché non farlo anche nella cosidetta Città Ticino".
Vien da pensare, riflettendo sulle osservazioni di Ratti, alla travagliata problematica di Lugano, dove il nuovo piano viario non cessa di suscitare polemiche. "Sì, però vanno studiati bene i criteri con cui valutare l’introduzione dei Parklets - aggiunge Ratti che intravvede due possibilità -. Da un lato utilizzarli quale politica di riduzione del traffico motorizzato cittadino, dall’altro quale arredo urbano, per recuperare una socialità di piazza o di quartiere". La prima opzione, forse, puzza di ennesimo tentativo maldestro di limitare la mobilità. "È vero, non sono cinque o sei posteggi, da soli, a fare la differenza - sottolinea Ratti -. Ma se quello spazio è pensato come formula di rivitalizzazione e socializzazione, le cose cambiano".
Oltretutto, a quanto par di capire, è con questo spirito che sono nati, oltre Atlantico, questi salottini di strada. "Dirò di più. Nella Svizzera tedesca al primo raggio di sole ci pensano già i privati, gli esercenti di bar e ristoranti, ad invadere, con grande successo a suon di tasse, piazze e marciapiedi".
Come scriveva il New York Times, poco dopo l’inaugurazione del primo Parklet a Manhattan, questo "è l’ultimo tentativo di ricavare un po’ di spazio per i cittadini, nelle affollate vie della metropoli". Il quotidiano ha, quindi, pubblicato le impressioni di alcuni suoi lettori. Come Jason McCoy, 28 anni, di professione pubblicitario. Il quale si dice "entusiasta" della possibilità di gustarsi una pausa, in mezzo al caos metropolitano. "Mi sono bevuto un caffè, ho fatto delle telefonate ed incontrato dei clienti".
Lugano non sarà New York tuttavia, stando a Remigio Ratti, qualcosa di analogo al Parklet di Manhattan c’è già. "Mi riferisco - dice - al riuscito riassetto dell’area della foce del Cassarate, che già presenta, al posto di alcuni posteggi, delle panchine di sasso e qualche tavolino, predisposto per il gioco degli scacchi".
02.09.2018


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