La provincia di Verbania al voto per cambiare Regione
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'Lombardia o Piemonte
...per noi pari sono'
CLEMENTE MAZZETTA


Per il Ticino cosa cambierebbe?  Se la provincia del Verbano, Cusio e Ossola (Vco) passasse sotto la Lombardia, quali sarebbero gli effetti per il cantone? Un ritorno al passato? Lo storico Silvano Gilardoni parlando del Ticino scriveva di "Lombardia Elvetica" per segnare la stessa identità. Il Ticino avrebbe un confine unico con la Lombardia. Sarebbe così facilitato il dialogo fra le istituzioni? Forse la Regio-Insubrica, la comunità di lavoro delle regioni di confine italo-svizzere (le province, oltre il Vco, Novara, Varese, Como, Lecco, più il Ticino e le due regioni italiane), sarebbe più efficace? "Di sicuro si dialoga meglio in due che in tre. Il cantone avrebbe a che fare con una sola Regione e non con due", osserva Roberto Ponti, sindaco di Brissago, sorpreso dalla notizia. Ma sostanzialmente scettico sui cambiamenti oltre confine.  
Difficile credere che tutto ciò - ammesso che accadrà - produrrà un salto di qualità economico e occupazionale per l’attuale sponda piemontese. "Non credo che una volta passati da una parte all’altra, a Milano decidano di investire come matti nella regione del Lago Maggiore, di sistemare immediatamente le strade, di rilanciare l’occupazione - dice lo storico locarnese Rodolfo Huber -, anche se la forza economica della Lombardia negli ultimi 200 anni ha un altro peso rispetto a quello del Piemonte, in particolare alla provincia a noi vicina". Per Huber, il Locarnese è penalizzato dall’essere contiguo ad una regione in difficoltà economica, rispetto al Sottoceneri che s’affaccia sulla Lombardia, motore trainante del business italiano. "Penso che la macro-situazione non cambierà molto per noi e per il Vco anche con un passaggio da una regione all’altra", conclude Huber. Che lascia le illusioni e le scelte alla popolazione vicina che il 21 ottobre di quest’anno dovrà decidere con un referendum se lasciare il Piemonte per la Lombardia. Un appuntamento che ha sorpreso gli stessi proponenti, in primis l’ex senatore di Forza Italia, Valter Zanetta (ora "trasmigrato" alla Lega), che s’aspettava più tempo per preparare il terreno: "Cercheremo di organizzarci e pubblicizzare i contenuti della nostra proposta - spiega Zanetta al Caffè -. Possiamo finalmente  tornare dove la storia ci ha collocato, banale che ora si faccia polemica sui costi. Noi lavoreremo perché cresca una nuova visione del territorio".  
Il tempo è però limitato per informare e convincere. Perché in questa afosa estate la gente non sa proprio che pesci prendere: "Non saprei quali siano i vantaggi e gli svantaggi. Al momento sono indifferente a questo tipo di scelta", dice ad esempio, Alessandro Riva del bar La Verbanella di Stresa. Sorpreso anche Fabio Cuozzo, titolare del bar Porto di Cannobio: "I politici stanno solo cercando delle scappatoie. Che facciano funzionare meglio i servizi che ci sono, piuttosto che inventare questi escamotage". Di fatto la decisione inaspettata nei tempi del ministro degli interni Matteo Salvini di indire il referendum chiesto con una mozione da 5.200 cittadini oltre a sorprendere, sta dividendo i sindaci della provincia.
È favorevole Bruna Papa, sindaco di Formazza. Così come quello di Trasquera Arturo Lincio. Gianni Morandi, sindaco di Gravellona, ne avrebbe fatto invece volentieri a meno. Così come Dario Ricchi di Montescheno. Pragmatico quello di Cannobio, Giandomenico Albertella: "Bisogna soppesare tutti i pro e i contro. Invito le istituzioni a presentare degli elementi oggettivi su cui la gente possa farsi un’opinione e decidere". Ma che Milano sia il punto riferimento per la popolazione del Vco è assodato. Per gli studi, per la sanità, per lo shopping si va a Milano e non a Torino. Anche il treno più veloce per andare nel capoluogo piemontese passa, paradossalmente, per Milano. Che ha anche le imposte regionali (le cosiddette addizionali irpef) più basse rispetto al Piemonte. Ha pure mantenuto lo sconto sulla benzina per i comuni di confine. La regione piemontese lo ha invece soppresso per mancanza di fondi. Soldi (circa 400mila euro) che mancano alla stessa Provincia del Vco per gestire il referendum.
Ma è soprattutto sui canoni idrici, i proventi derivanti dalle concessioni demaniali per lo sfruttamento delle acque in Ossola, che il Piemonte è in difficoltà. Teoricamente dovrebbe riversali alla provincia del Vco, come fa la Lombardia con Sondrio, invece - causa il cronico deficit - se li intasca. E si parla di 18 milioni di euro. Ce ne starebbero di referendum.

cmazzetta@caffe.ch
02.09.2018


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