Sempre più bambini frequentano la scuola... a casa
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Se mamma e papà
diventano insegnanti
ANDREA STERN


Il mio maestro è il papà. O la mamma. O entrambi. Negli ultimi dieci anni è raddoppiato a livello europeo il numero di bambini che studiano a domicilio. Anche in Svizzera, dove si contano  più di 1.500 allievi in età di scolarità obbligatoria che vengono istruiti esclusivamente tra le mura di casa. Ossia che fanno homeschooling, per usare il termine anglosassone. Ma tra questi bambini non vi è nemmeno un ticinese.
"La legge cantonale prevede esplicitamente la frequenza scolastica obbligatoria per tutte le persone dai quattro ai quindici anni di età - evidenzia Rezio Sisini, capo della Sezione delle scuole comunali del Dipartimento dell’educazione, cultura e sport -. Eccezioni sono possibili solo per bambini gravemente malati che devono fare lunghe degenze in ospedale o a casa. Ma anche in questi casi è la scuola che si occupa della formazione, non i genitori". Sisini afferma che negli ultimi anni ci sono state alcune richieste di homeschooling, ma sono state respinte. "Una, ad esempio, è arrivata da una famiglia che viveva in una zona isolata - spiega -, un’altra da genitori che si erano appena trasferiti in Ticino. Ma noi, al di là della legge cantonale,  sottolineiamo l’importanza della vita sociale. Il bambino non deve imparare solo delle nozioni, ma anche a stare con gli altri, con il gruppo".
In altri cantoni c’è invece l’obbligo dell’istruzione, ma non della frequenza scolastica. Ed è qui che l’homeschooling sta conoscendo una notevole espansione, pur rimanendo su numeri ridotti. "È un fenomeno in aumento - ha rimarcato il professore di pedagogia Olivier Maulini alla Tribune de Genève - principalmente perché un numero crescente di genitori diffida di una scuola pubblica che viene giudicata mediocre, poco stimolante, pericolosa o ancora orientata ideologicamente. L’istruzione a domicilio concerne soprattutto genitori che hanno un alto livello di formazione".
Quasi 700 di questi allievi si trovano nel canton Vaud, il più permissivo. Per disiscrivere il proprio figlio da scuola basta inviare una richiesta alle autorità, accettare una visita all’anno da parte di un pedagogo e seguire il piano di studi cantonale. Non sempre la richiesta è dovuta a motivi ideologici o religiosi. Spesso a formarsi tra le mura domestiche sono bambini ad alto potenziale cognitivo, che in classe si annoiano. "Per chi ha dei figli che non riescono ad adattarsi al sistema scolastico classico, la casa è l’unica alternativa possibile" ha spiegato Débora Lutolf, di Losanna, madre di una bambina superdotata che istruisce lei stessa da ormai parecchi anni. "Quando l’abbiamo tolta da scuola certe persone non hanno capito la nostra scelta, ci hanno voltato le spalle - racconta -. Ma mia figlia soffriva enormemente, non voleva più imparare, si lamentava che in classe le cose andavano troppo lentamente. In quelle condizioni non potevamo scegliere altrimenti. Oggi mia figlia ha 14 anni, fa parte del Consiglio dei giovani della città di Losanna, svolge attività sportive e mette in ordine la sua camera! Siamo ben lontani da quell’immagine di disadattati che spesso viene assegnata ai bambini scolarizzati a domicilio".
Oltre a Vaud, anche i cantoni di Neuchâtel, Berna, Argovia e Giura hanno una legislazione piuttosto liberale. A Zurigo, Friborgo e in Vallese  l’istruzione a domicilio è permessa, ma a patto che almeno uno dei due genitori abbia un diploma di insegnante. Ginevra autorizza l’homeschooling, ma sottopone le famiglie che optano per questa scelta a dei rigidi controlli. Poiché malgrado le rassicurazioni degli adepti dell’homeschooling, resta il timore di vedere crescere degli individui alienati dalla società.

a.s.
02.09.2018


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