La caccia dai nemici di Gerusalemme tra Africa e Asia
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L'ombra del Mossad
dove volano i droni
GUIDO OLIMPIO


Dopo la strage alle Olimpiadi di Monaco, nel 1972, Israele scatenò la sua vendetta. Una serie di esponenti palestinesi vennero uccisi dal Medio Oriente all’Europa, campagna condotta da team speciali del Mossad. Usarono bombe sotto il letto, ordigni nel telefono, pistole con il silenziatore e la "pozione di Dio", veleni che non lasciavano tracce. Sono passati decenni, la strategia non è mutata. Lo dicono i fatti, lo rivelano indiscrezioni.
Gerusalemme, nell’arco degli ultimi due anni, ha rilanciato attività coperte per neutralizzare gli avversari. Due gli obiettivi: 1) Tecnici di Hamas coinvolti nell’uso e sviluppo di piccoli droni; 2) Scienziati e siti impegnati nella produzione di sistemi missilistici per le milizie filo-Iran. Bersagli seguiti ovunque in una lotta senza confini che ha visto gli esecutori colpire in Asia, in Nord Africa e nel Vicino Oriente.
Il 15 dicembre del 2016, Mohammed Alzoari, ingegnere palestinese da tempo residente in Tunisia, è rimasto vittima di un agguato. Uomini armati lo hanno sorpreso nei pressi della sua abitazione e lo hanno crivellato di proiettili. Le indagini della polizia locale troveranno elementi interessanti, ma non andranno troppo lontano. Perché chi ha agito è stato attento a coprirsi le spalle. Il Mossad - secondo quanto svelato in seguito - ha utilizzato individui stranieri e locali reclutati attraverso una complessa manovra con una società di media, un reticolo di contatti a far da schermo. Sforzo significativo determinato dall’importanza di Alzoari, figura brillante che aveva condotto studi per conto di Hamas al fine di sfruttare sul piano militare piccoli velivoli radiocomandati.
Una personalità non diversa da quella di Fadi al Batsh, altro ingegnere palestinese assassinato all’esterno di una moschea a Kuala Lumpur, Malaysia, nell’aprile di quest’anno. A freddarlo due sicari in moto. Sembra che il ricercatore stesse aiutando Hamas su droni e ordigni di vario tipo, dunque questo lo ha trasformato in un bersaglio. L’inchiesta produrrà un paio di identikit, molti sospetti, pochi risultati. L’idea è che l’omicidio sia da attribuire al Mossad. E, come ha raccontato una ricostruzione giornalista, nelle due imboscate - a Tunisi e Kuala Lumpur - c’era un aspetto interessante: le telecamere di sicurezza non avrebbero registrato nulla di utile. Il che fa pensare a contromisure da parte degli 007 israeliani o eventuali complicità.
Più drastica, perché in una regione sconvolta dalla guerra, la scelta adottata nel quadrante siriano contro funzionari, esperti e impianti chiamati a perfezionare il "progetto precisione", un kit che deve migliorare le capacità delle migliaia di razzi in mano all’Hezbollah. Gerusalemme ha mobilitato la sua aviazione - con raid devastanti - e di nuovo il servizio segreto. Ai primi di agosto è "toccato" a Aziz Asber, liquidato nei pressi di Hama e considerato personaggio chiave nell’apparato bellico del regime. L’ultimo a cadere in una sfida dove la parola fine non è prevista.

(1 - continua)
09.09.2018


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