Una ricerca su tendenze e paure sul lavoro di domani
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I giovani svizzeri
sfidano il loro futuro
MAURO SPIGNESI


Sì, sono preoccupati. Ma non troppo, meglio sono meno preoccupati dei loro colleghi americani, brasiliani e di Singapore. I giovani svizzeri vedono un futuro meno incerto. E sono pronti ad accettare le sfide di un mercato del lavoro in continuo, incessante, veloce sviluppo. È un po’ questo il quadro che emerge dal barometro della gioventù, la ricerca sui ragazzi da 16 a 25 anni realizzata dai ricercatori di Credit Suisse, su lavoro e carriera, nuova economia, comunicazioni e tendenze, politica e società. Insomma, sfaccettature di un presente che scivola via verso un futuro ancora tutto da scrivere. Perché il domani è come una sorpresa, non si sa mai cosa ci riserverà. Ma proprio per questo è bello, avvincente, pur nell’insicurezza, pur nella paura di dover intraprendere, di appassionarsi e dover studiare per una professione che, chissà, magari tra qualche anno non ci sarà più. Una tendenza, quest’ultima, che i "millennials", i giovani nati dopo il 1980 e che secondo l’Onu rappresentano il 30 per cento della popolazione mondiale, hanno ben presente. Come hanno ben presente che è con questa generazione che bisognerà fare i conti, perché saranno loro a dover dare la spinta all’economia mondiale, saranno loro a essere assunti nelle imprese e nelle industrie, nelle scuole e nei centri di ricerca. E attorno a loro ruoterà il lavoro del futuro.
E allora ecco che il barometro di Credit Suisse si apre spiegando che parecchi giovani pensano che in futuro "il mio lavoro non servirà più". Perché il progresso tecnologico cambierà gli scenari e le esigenze. Un timore, questo, che i ragazzi svizzeri avvertono meno, perché dalle indicazioni arrivate dalla ricerca sembrano risoluti, più pronti a reagire alla sfida della digitalizzazione. Anche se  meno della metà degli svizzeri pensa a un impiego nel settore tecnologico contrariamente ai loro colleghi che vivono in Usa, Singapore e Brasile.  Al secondo posto delle preferenze sul lavoro c’è il turismo, seguito dai mezzi di comunicazione. I giovani elvetici, inoltre, restano legati al posto statale e parastatale, evidentemente considerandolo ancora, come i loro padri, più stabile, rassicurante.
E se una delle tendenze della nuova economia è proprio la caratteristica "sharing", con lo slogan "condividere invece di possedere", i giovani dimostrano di apprezzare questo modello. Perché condividere fa risparmiare e risparmiare consente di investire. "I millennials sono cresciuti a stretto contatto con la tecnologia e hanno familiarità con l’idea di shared content - ha spiegato la ricercatrice dell’Università di Amsterdam Giulia Ranzini - e dunque hanno un rapporto del tutto diverso con la proprietà". Però sono coscienziosi. Dato che uno dei desideri è acquistare ad esempio una propria abitazione, un bene che resta in cima ai desideri.

m.sp.
09.09.2018


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