Uno studio analizza le ragioni del maschio "lazzarone"
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Cucina, bucato e figli
..."cose da femmine"
PATRIZIA GUENZI


Vince lei. Su tutto. Non c’è partita nella lotta che la donna affronta quotidianamente per riuscire a far fronte al lavoro fuori e dentro casa. Professione, famiglia, affetti, compiti domestici... Tutto sulle sue spalle. E a fine giornata di medaglie neanche l’ombra. Una fatica completamente al femminile, a cui l’uomo, con qualche eccezione (vedi articolo in alto), non prende parte. Certo, qualche lavoretto manuale qua e là lo fa, come aggiustare due fili elettrici o rimettere in sesto un ripiano che non sta più su, ma poca cosa rispetto al carico femminile. Inoltre, se lui predilige far divertire la figliolanza, a lei spetta tutto il resto, che di ludico ha ben poco. Questo e tanto altro ancora emerge dal progetto "Mencare", condotto dall’organizzazione Männer.ch, in collaborazione con l’Institut Suisse pour les questions d’Hommes et de Genre (Ishg), che hanno dato mandato all’Institut universitaire de mé́decine sociale et préventive (Iumsp) di valutare la suddivisione dei compiti nelle famiglie svizzere, in base a caratteristiche socio-demografiche dei maschi: nazionalità, professione, età, studi, educazione, salario, lingue parlate, orientamento politico e livello di formazione della partner.
Un corposo studio, da cui emerge chiaramente che se l’uomo si impegnasse di più in casa migliorerebbe la qualità di vita, la salute, le capacità in generale e la soddisfazione di tutti i membri della famiglia. Scopo del sondaggio, indentificare le barriere che limitano il coinvolgimento dei padri in queste attività così come gli elementi che invece potrebbero accrescerlo.  Speriamo ci riesca.
Intanto, a mandare avanti le famiglie continuano a pensarci le donne. Vieppiù caricate, fuori e dentro casa. Considerando tre risultati, in una scala che va da 1 a 10, per quanto riguarda il coinvolgimento dell’uomo tra le pareti domestiche, con i figli e in generale, il punteggio è risultato largamente al di sotto del 5, valore che corrisponde a "egualitario", in cui i due partner sarebbero impegnati in modo simile. Incrociando poi i risultati con le diverse variabili socio-demografiche emerge però uno scarso effetto di queste ultime. Né nazionalità, né status sociale, né professione, né studi o lingua parlata avrebbero un peso. Il solo elemento che determina in maniera importante il coinvolgimento di una persona nei compiti domestici o nella cura dei figli è il suo sesso. E, come detto, quello femminile è di gran lunga messo peggio, nel senso che si sobbarca la maggior fatica. Dalle analisi non emerge neanche una sorta di profilo maschile tipo più incline ad un’equa distribuzione dei compiti. Insomma, parrebbe una fatica inutile pensare di riuscire ad identificare il maschio che ogni femmina vorrebbe avere a casa. Forse perché non esiste. E così, in meno del 10% dei casi lui prepara i pasti, fa il bucato, stira, fa pulizia e nel 75% dei casi assolve qualche mansioncina fai da te, di riparazione spicciola. Anche degli impegni amministrativi si fanno carico più sovente gli uomini (42%), la donna nel 34%, e nel 23% i due condividono la "fatica". Infine, a curare i bimbi (al di sotto dei 15 anni) quando si ammalano indovinate un po’ chi è? Sempre lei, nel 70% dei casi, soltanto nel 3% lui, nel 24% tutt’e due.

p.g.
09.09.2018


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