La Confederazione e l'aumento delle demenze
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Le misure di Berna
contro l'Alzheimer
PATRIZIA GUENZI


Agire sull’intero sistema sanitario. Assicurare la migliore consulenza possibile a tutte le persone coinvolte e consentire ai pazienti affetti da Alzheimer di usufruire di trattamenti, assistenza e cure adeguate. Malgrado le numerose offerte già a disposizione c’è ancora spazio per fare di più. Un potenziale di miglioramento che per Berna è racchiuso nelle offerte a tutti gli stadi della malattia e nello sviluppo della qualità, delle competenze professionali e della ricerca, nonché nella partecipazione delle persone colpite e nella sensibilizzazione della popolazione. Un obiettivo importante della strategia "Sanità2020".
Strategia che, in sostanza, parte dal riconoscimento precoce della patologia alle cure palliative. Obiettivo, fornire un contributo decisivo al miglioramento della qualità di vita dei pazienti affetti da demenza, attualmente circa 110mila persone in Svizzera. Numeri che aumentano vertiginosamente dopo i 65 anni, tra i 65 e i 69 anni si conta un malato su cinquanta, nella fascia d’età 80-84 anni uno su otto.
Anche nella prevezione c’è un ampio margine di miglioramento. Lo sostengono gli stessi professionisti della salute che constatano delle carenze. La più grande opportunità finora inutilizzata, dicono, è nella prevenzione vascolare, una componente sempre più riconosciuta quale causa parziale della demenza. Fondamentale un’identificazione precoce. In Svizzera ogni anno circa 25mila persone si ammalano di demenza. Quando vengono riconosciuti i primi segni della malattia bisogna rivolgersi immediatamente al medico di famiglia. Tuttavia, quest’ultimo, secondo Berna, identifica soltanto una piccola parte dei pazienti affetti da demenza, nonostante esistano linee guida che consentono con una probabilità piuttosto alta una diagnosi. Spesso gli strumenti disponibili per diagnosticare una demenza non vengono, o solo in modo insufficiente, impiegati o sfruttati.
C’è poi l’assistenza. Secondo alcuni studi, nel 65% dei casi il malato che vive a casa è seguito dal coniuge, nel 25% dai figli e nel 15% da una persona presente nella stessa economia domestica. Esistono poi degli istituti diurni, strutture dove il malato può trascorrere la giornata ed alleviare dunque un poco la fatica dei familiari. Ma il numero di posti disponibili copre solo il 12% del fabbisogno. Una panoramica aggiornata sulle offerte ambulatoriali o semiospedaliere per le persone affette da demenza non esiste.
04.11.2018


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