Il giovane Hemingway e la "love story" con l'infermiera
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Amori e Grande Guerra
raccontati sul Verbano
GIANFRANCO QUAGLIA


La camera, una suite al primo piano del Grand Hotel Des Iles Borromées di Stresa, è la numero 106. Ernest Hemingway  vi soggiornò la prima volta nel 1918. Nell’albergo che si affaccia sul Golfo Borromeo con le tre splendide isole (Madre, Bella, Pescatori) ci tornò nel 1927 e nel 1948, lasciandovi un ricordo sul registro delle firme: "An old client". Quel vecchio cliente, come si definiva il grande scrittore-giornalista, Nobel per la letteratura, sin dal primo impatto e per tutta la vita fu legato al Lago Maggiore. Qui, in un intreccio di realtà e finzione, trasse ispirazione per il suo romanzo rimasto un classico della letteratura, "Addio alle Armi", con una trama avvincente che si dipana tra Italia e Svizzera e che in questi giorni torna con forza emotiva nel ricordo del centenario della Grande Guerra.
Hemingway, nato a Chicago, aveva 19 anni ed era un cronista alle prime armi del "Kansas City Star". Si arruolò volontario in Italia, nella speranza di fare esperienza sul campo. Avrebbe voluto essere schierato in prima linea sul Carso, ma un difetto alla vista lo costrinse ad accettare il ruolo di conducente di ambulanze della Croce Rossa americana. Tanto gli bastò per essere ferito gravemente a una gamba da una bombarda austriaca nell’ansa del Piave. Ricoverato all’ospedale della Croce Rossa a Milano, a pochi passi dal Duomo, conobbe - e se innamorò - l’infermiera Agnes Hanna von Kurowski, di 26 anni. Un colpo di fulmine e l’ispirazione per la figura della crocerossina Catherine Barckley, protagonista di "Addio alle armi" con il tenente Frederic Henry.
Chiusa la parentesi milanese, Hemingway arriva sul Lago Maggiore per la convalescenza e tra Stresa e Svizzera maturano le prime righe di "A Farewell to Arms" (Addio alle armi), con una intensità che palesa tutto l’innamoramento per quell’infermiera conosciuta a Milano, ma anche per il Lago. Catherine, Frederic e le acque del Verbano, in territorio italiano ed elvetico, lo sfondo di una "love story" che nelle intenzioni dell’autore doveva contenere anche  il racconto della guerra, le sue brutture, la sofferenza, la disfatta di Caporetto. Un intreccio di amore e morte che prendeva le distanze dalla retorica dell’eroismo ed è per questo che il romanzo fu messo all’indice dal fascismo: pubblicato nel 1929, in Italia vide la luce ufficialmente solo nel 1948. Con una parentesi: nel ‘43 Fernanda Pivano lo tradusse clandestinamente in lingua italiana e venne arrestata a Torino.
Ma torniamo a quei giorni sul Lago Maggiore, il giovane Ernest che si sta riprendendo dalle ferite muovendo i primi passi sulle stampelle. Con tanta voglia di scoprire e raccontare. E poi in barca, una specie di prova generale che anni più tardi lo avrebbe portato a scrivere "Il vecchio e il mare": "Io remavo mentre il barman sedeva a poppa e lanciava la lenza con un’esca a cucchiaio e con un peso a fondo per pescare le trote del lago…". Nel romanzo Hemingway si discosta appena dalla realtà per caricarla di suggestioni ed emozioni: Frederic e Catherine una notte sono costretti ad abbandonare l’Italia perché la polizia militare è sulle tracce del giovane in quanto disertore. Decidono così di fuggire in Svizzera. In barca, sotto la pioggia, dopo alcune ore arrivano a Brissago, sulla sponda destra del Verbano. "Era un villaggio simpatico. C’erano molte barche da pesca lungo la banchina e reti stese sui rastrellieri…Scesi sulla pietra bagnata ed ero in Svizzera". Sarà in territorio elvetico che il futuro Nobel decide di ambientare il tragico finale del suo romanzo, con la duplice morte: di parto della sua Catherine, reincarnazione letteraria e immaginaria della bella infermiera di Milano,  e del bambino.
Stupisce, a distanza di tanto tempo, la meticolosa descrizione dei luoghi, segno che Hemingway colse ogni particolare di quel lago che aveva scelto come sfondo per "Addio alle armi". L’aveva effettivamente solcato in barca, annotando tutto da fedele cronista di razza qual era. Giornalista, scrittore giramondo, anni dopo trascorse a più riprese brevi periodi anche in Svizzera, alla "Pension de la foret" sopra Montreux. La prima volta nel 1922, in compagnia della moglie Hadley. Anche qui, nella sua camera con vista sulle Alpi, scrisse alcuni capitoli di "Addio alle Armi". E così come accadde per Stresa e il Lago Maggiore, nel romanzo la Svizzera appare come un’oasi di pace, al riparo dagli orrori della Grande Guerra.
11.11.2018


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