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Il racconto di due mamme che hanno partorito in casa
'La differenza è enorme
un'esperienza unica'
ANDREA STERN


Alla fine si è convinto anche suo marito, medico. "Ha detto che è stata l’esperienza più straordinaria che ha vissuto" racconta Roberta Cantarelli, madre di quattro figli. I primi tre sono nati in clinica, il quarto a casa, nove mesi fa. "Ho sempre avuto il desiderio di partorire a domicilio – spiega -. Ma la prima figlia è nata prematura, quindi la clinica è stata una scelta obbligata. I due parti seguenti sono andati bene e quindi per il quarto figlio sono riuscita a vincere la resistenza di mio marito". Con grande gioia per tutti. "Per me è stato bellissimo stare in un ambiente familiare, tra le luci soffuse, aiutata da una levatrice che conoscevo già bene e che quindi sentivamo tutti come una persona di famiglia – racconta -. La sera eravamo qui a ridere e scherzare, poi alle due di notte è nato il bambino, nella piscinetta della sala giochi. Il mattino dopo quando i più grandi si sono svegliati hanno trovato il loro fratellino, come un regalo. E abbiamo ripreso a ridere e scherzare". Tutto semplice, tutto armonioso. "La differenza con i parti precedenti è stata abissale – afferma -. In clinica, a parte i controlli assidui, c’era un gran vociare, movimento, rumori, persone che comparivano senza che le avessi mai viste prima. Nell’intimità di casa mia è stata tutta un’altra cosa. Dovessi avere altri figli, rifarei sicuramente questa scelta".
Non vede l’ora di ripetere l’esperienza del parto a domicilio anche Martina Medolago, che cinque mesi fa ha messo al mondo la sua prima figlia. "Non sapevo bene cosa aspettarmi - spiega -, volevo solo che una cosa così naturale come una nascita avvenisse nell’intimità di casa". Una volontà ampiamente ripagata. "È stato tutto così spontaneo, mi sono sentita completamente a mio agio - racconta -. Ho potuto gestire il parto da sola, senza nessuna intromissione. La levatrice è stata una presenza rassicurante ma non invasiva, mi ha lasciato agire come meglio mi sentivo". E un aiuto è giunto anche dalla figlia. "Nell’immaginario comune si pensa che il neonato, finché è nella pancia, non sia partecipe - afferma -. Ma non è vero, tra noi due comunicavamo, ci siamo aiutate a vicenda. È stata un’esperienza straordinaria e sono felice di avere avuto le condizioni giuste per viverla appieno".
02.12.2018


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