Il Monopoly ticinese visto da Mauro Dell'Ambrogio
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"La fortuna non basta
ci vuole competenza"
CLEMENTE MAZZETTA


Il Monopoly nell’ultima versione canton-ticinese, con le tradizionali caselle occupate dalle città, dalle industrie, dai paesaggi più suggestivi del cantone, dai giornali - il Caffè e la Tessiner Zeitung - è anche metafora dei rischi da evitare e delle chances da cogliere per mantenere (e accrescere) lo standard socio-economico del Ticino. "Nel gioco, come nella vita di ognuno di noi, ma anche del cantone, la fortuna riveste un ruolo importante", dice Mauro dell’Ambrogio, segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione. Ma non basta accontentarsi del risultato dei dadi per agguantare nuove opportunità. Conta la strategia, l’applicazione, la formazione.
"Il risultato, il destino individuale e del cantone dipende da una somma di capacità e di volontà - aggiunge Dell’Ambrogio -. Fino a quando i talenti, le persone più capaci, dotate di spirito imprenditoriale, avranno voglia di restare e  di fare, il Ticino avrà le possibilità delle migliori regioni svizzere".  Ovvero, sono i giocatori che fanno la partita. Se questi sono scarsi, se i migliori vanno all’estero, si scenderà inevitabilmente di categoria. E per il Ticino comincerà il declino. Dell’Ambrogio considera certi atteggiamenti protezionistici, come la difesa ad oltranza di alcuni settori, dei lavoratori indigeni,  quel "prima i nostri" un imprevisto. Come sempre di buone intenzioni è lastricato l’inferno. Possono far perdere un giro. Si resta fermi mentre le altre regioni svizzere progrediscono.  E allora cosa occorre per garantire una ragionevole possibilità di successo nella partita del Monopoly ticinese?  "Un buon investitore deve cominciare facendo un’intelligente ripartizione dei rischi. Investire tutto su un solo obiettivo può andare bene, ma anche molto male".   
Morale: il Ticino dovrebbe guardare al futuro giocando su più tavoli. "Puntare su una buona dose di sviluppo turistico, ma anche di tecnologie innovative, dando più peso all’industria d’esportazione anche culturale, rispetto l’attività tradizionale che per il nostro cantone è stata soprattutto l’edilizia". Essere competitivi su più fronti, non prigionieri di una monocultura industriale. "È ora di fare un salto culturale, evitando di puntare tutte le nostre possibilità su un solo settore, come quello bancario o edilizio. Non è proteggendo l’industria della costruzione con strumenti come la Lia che faremo la ricchezza dei ticinesi di domani. Bisogna invece diversificare prestando attenzione a quelle che saranno le attività e le professioni del futuro". Servizi, nuove tecnologie, nuove professioni. "Fra le opportunità a disposizione delle nuove generazioni oggi abbiamo ampie possibilità di formazione professionale e universitaria grazie alla strategia perseguita in Ticino negli ultimi 25 anni.Trent’anni fa l’impiego normale pagato dalla Confederazione era quello nelle poste, nelle dogane, nelle ferrovie, nelle piazze d’armi. Oggi un centinaio di milioni arrivano per la formazione superiore e la ricerca scientifica".

c.m.
(3 - fine / Le altre puntate sono state pubblicate il 18 e il 25 novembre)
02.12.2018


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