Un'associazione aiuta i bimbi a ritrovare le proprie radici
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Srilankesi adottati
in cerca di identità
FRANCO ZANTONELLI


Bambini rubati in Sri Lanka. È successo, soprattutto, negli Anni ’80 e lo scandalo, che ha coinvolto l’intera Europa, ha riguardato anche la Svizzera. Una vicenda già venuta alla luce e rilanciata, lo scorso 28 gennaio, da un rapporto di 74 pagine, pubblicato dalla cancelleria dello Stato del canton San Gallo. Era, infatti, sangallese un’infermiera ormai scomparsa da una ventina d’anni, Alice Honegger, che fu una delle protagoniste di questa vera e propria storia di sfruttamento della povertà di un Paese in via di sviluppo.
Cosa succedeva? Che ai bambini, adottati in quell’isola del sub-continente indiano, veniva impedito di poter rintracciare i genitori biologici. "Allora - si può leggere nel documento pubblicato dalle autorità di San Gallo - c’era la convinzione che perché riuscisse l’integrazione in una nuova famiglia si doveva fare in modo che il bambino o la bambina adottati non avessero più contatti con quella d’origine". Il fatto è che, oggi, quando alcuni dei 700 srilankesi ormai adulti approdati in Svizzera in tenera età si mettono alla ricerca del loro padre e della loro madre, in Sri Lanka, sovente si imbattono in un muro di omertà e bugie.
Ad aiutarli è nata l’associazione "Back to the Roots", ovvero alla ricerca delle radici. Una delle sue esponenti è Sarah Ramani Ineichen, oggi 37enne, che ha accettato di raccontare al Caffè i suoi tentativi di riscoprire la proprie origini. "Quando ho iniziato a cercare me stessa in Sri Lanka, in un ospedale sono riuscita a venire in possesso del mio certificato di nascita originale". Da precisare che Sarah si era preventivamente sottoposta, in Svizzera, al test del Dna. Ebbene "sul certificato di nascita c’era anche il nome di quella che doveva essere mia madre, ma il suo Dna non corrispondeva al mio". Una donna, insomma, che si era prestata al ruolo di madre. "Tutto falso, dal mio nome sul passaporto, ai miei genitori, alla mia data di nascita", dice sconsolata Sarah Ramani Ineichen. Alla fine, le chiediamo, è riuscita a rintracciare i suoi genitori biologici? "Sfortunatamente non ho trovato alcuna informazione a questo riguardo, in quanto tutto è stato falsificato".
Sarah, tuttavia, non si è persa d’animo e spera che ad altri bambini srilankesi adottati, oggi adulti, possa andare meglio. Questo è l’obbiettivo dell’associazione "Back to the Roots", alla ricerca di sostenitori e finanziatori. I quali possono palesarsi su info@backtotheroots.net. "Da un anno a questa parte - riprende Sarah Ramani Ineichen - in 147 hanno contattato la nostra associazione, in cerca di aiuto". Si tratta di persone originarie dello Sri Lanka, giunte in Svizzera a pochi mesi e residenti in diversi cantoni. "È arrivata una richiesta anche dal Ticino".
Come detto i bébé adottati nel Paese asiatico sono stati settecento negli Anni ’80, più precisamente tra l’81 e l’86. "Tuttavia - precisa Sara - non abbiamo le cifre di quelli giunti da noi fino al 1995". A Berna, intanto, il consigliere nazionale socialista Ruiz Rebecca Ana ha inoltrato un postulato al Consiglio Federale per "Fare luce sulle adozioni illegali dalla Svizzera di bambini provenienti dallo Sri Lanka negli anni Ottanta". Il Governo si è già espresso per l’accoglimento dell’atto parlamentare, chiedendo la collaborazione dei cantoni.
17.02.2019


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