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L'economista Sergio Rossi pessimista sul futuro
"Tanti disoccupati
non troveranno posto"
REDAZIONE CAFFÈ


Più che pessimista si considera realista l’economista Sergio Rossi, professore di Economia monetaria all’università di Friburgo. E gli basta citare alcuni studi, dall’analisi condotta dall’Università di Oxford fino alla ricerca della società di consulenza McKinsey, "per valutare la percentuale dei posti di lavoro in pericolo nelle industrie - spiega -, perché i lavoratori che potrebbero essere facilmente sostituiti da robot nei prossimi decenni oscillano dal pessimistico 50% al più che ottimistico 5%, in ogni caso dobbiamo dare per scontato che molte attività umane spariranno".
Ma, indipendentemente dal numero degli impieghi persi, secondo l’economista il mercato affronterebbe pericolose situazioni inedite. "Questa rivoluzione 4.0 sarà diversa da quelle precedenti, perché entra in campo l’intelligenza artificiale - osserva -. Se prima le macchine avevano sempre bisogno della presenza umana che le affiancasse, ora non più. Inoltre, a differenza delle tre precedenti rivoluzioni, oggi le aziende sono orientate al breve periodo. Puntano a fare utili da distribuire agli azionisti anziché investire nella produzione".
Anche Rossi pensa che ogni fase di sviluppo tecnologico porti a nuove professioni, nuove attività, ma dubita che la cosiddetta "quarta rivoluzione industriale" ne crei più di quante ne distrugga. "Non ci dobbiamo preoccupare per i nuovi lavori, ma per quella massa di dipendenti che si ritroverà disoccupata senza possibilità alternativa di ricollocazione - aggiunge -. Parliamo di lavoratori che con le nuove tecnologie non hanno nulla a che fare e con un gap di competenze tali che difficilmente potrebbero essere ricollocati con corsi di formazione". Con conseguenti costi sociali per ora incalcolabili, anche se ridurre la forza-lavoro umana a vantaggio degli automi porterebbe a un taglio dei costi di produzione. "Sì, ma dall’altro lato causerebbe minori entrate per le imposte e la previdenza, e aumenterebbero i costi dell’assistenza sociale - conclude Rossi -. Bisognerà escogitare un modo per finanziare la spesa pubblica".
24.02.2019


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