Il parere del medico infettivologo Christian Garzoni
"Soltanto il vaccino
salva dal morbillo"
PATRIZIA GUENZI


Hanno appena chiamato tre pazienti per chiedere cosa dovevano fare, se venire nel mio studio per fare il vaccino contro il morbillo fosse la cosa giusta". Il medico Christian Garzoni, specialista infettivologo, non si stupisce più di tanto per quella sorta di isterismo che ogni volta si scatena. "Purtroppo c’è ancora chi crede che la profilassi sia inutile. Così quando ci scappa il morto ci si rende conto che quello che noi medici andiamo ripetendo da sempre è fondamentale. Il morbillo è un’infezione tutt’altro che banale. Non si tratta di evitare qualche bolla rossa sul corpo ma di scongiurare il peggio".  
Già, come è possibile che ancora si muoia di morbillo in Svizzera? "È possibile sì, dato che la copertura vaccinale non è ottimale nel nostro Paese - riprende lo specialista -. Deve e può migliorare, visti anche gli altissimi standard svizzeri". A tutt’oggi il successo della Svizzera è piuttosto fragile, l’hanno dimostrato le due vittime.
Gli esperti infatti spiegano che l’eliminazione del morbillo sarà assicurata solo quando almeno il 95 per cento dei bambini e degli adulti nati dopo 1963 saranno vaccinati. "Ma con due dosi, non soltanto con una come si faceva ai tempi di chi oggi ha 40-45 anni. Altrimenti non basta", sottolinea ancora Garzoni.
Insomma, se tutti si vaccinassero, come viene fatto per il vaiolo, il morbillo sarebbe già sparito dalla Terra. A contribuire al parere fermamente contrario ai vaccini di molte persone è stato uno studio di qualche anno fa sulla presunta associazione della profilassi con l’autismo. "Studio che ha lanciato i ‘no vax’ - riprende il medico - e quindi molti genitori hanno iniziato a non più sottoporre alla profilassi i propri figli. Esistono perciò dei buchi di copertura che rischiano di rivelarsi fatali per le persone più fragili e immunodepresse".
12.05.2019


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