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La nuova immigrazione dall'Italia verso il nord Europa
Ritornano in Svizzera
ma una fuga di cervelli
CLEMENTE MAZZETTA


Gli italiani stanno ritornando  in Svizzera. Ci ritornano da migranti. Ma sono in aumento anche i ricongiungimenti e le naturalizzazioni. Queste ultime, nel solo mese di dicembre 2018 sono quasi raddoppiate rispetto al dicembre 2017: 712 casi contro 476. Ovvio, non si è di fronte ai numeri del Dopoguerra, degli Anni ’60, quando i treni scaricavano a migliaia i migranti provenienti dal sud e dal nord-est dell’Italia con le valigie di cartone. Non sono più i muratori, gli operai, i contadini che ingrossarono la manodopera per le fabbriche e per l’edilizia svizzera. Ma i "macheronì" - così erano etichettati i meridionali che scendevano dai treni a Ginevra, Zurigo... -, le "braccia italiane" stanno ritornando.
Da una decina d’anni l’immigrazione registra infatti una crescita costante. I giovani che arrivano non sono tutti "cervelli in fuga"  (laureati o altamente specializzati), come una facile aneddotica li racconta. Lo sono stati fino ai primi anni Duemila. Oggi scappano dall’Italia semplicemente per trovare migliori opportunità di lavoro e stipendi più alti, come osserva il sociologo Toni Ricciardi  (vedi articolo a destra). Il quale segnala anche il perpetuarsi del fenomeno dei clandestini, della "irregolarità momentanea" di chi entra in Svizzera e lavora in nero per alcuni mesi, soprattutto nei lavori generici, ristoranti, senza permessi e contratti, ma con la speranza di un’occupazione regolare (Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes).
Come per i loro nonni, che sono emigrati trenta-quarant’anni fa hanno un solo obiettivo: trovare un lavoro e una retribuzione che nel Paese d’origine è sempre più difficile per il peso crescente della burocrazia e delle clientele. Così anche nel corso del 2018, fra arrivi e partenze sono stati gli italiani a registrare il saldo più elevato di immigrati in tutta la Svizzera: 7.804. Ben 1.196 in più rispetto a due anni fa. Al secondo posto i tedeschi, 5.674 persone, più 1.180. Seguiti dai francesi, 5.091 persone, in calo però di 859 unità rispetto all’anno prima.
È da un decennio che il trend per gli italiani si è invertito. Dopo aver raggiunto il massimo negli Anni ’70, quando la comunità italiana in Svizzera aveva superato il mezzo milione, erano via via calati. Fino a scendere a 289mila nel 2000. Poi, l’insicurezza, le incerte prospettive occupazionali, il fenomeno ha invertito la rotta. In un decennio gli italiani residenti  sono  saliti  a 322mila, stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica. Ma per le rilevazioni italiane sarebbero almeno 600mila: la differenza è data dal fatto che circa la metà degli italiani hanno la doppia cittadinanza. Comunque i 322mila rappresentano il 15,5% di tutti gli stranieri residenti in Svizzera che superano i due milioni. Dopo gli italiani, il maggior gruppo di stranieri in Svizzera è rappresentato dai  tedeschi (307mila persone), poi dai portoghesi (265.500 persone). Questi ultimi sono in calo per il secondo anno consecutivo. Quindi i francesi con 165mila presenze (6,5%), al quarto posto.
Per tutti, nel 2018 il principale motivo di immigrazione (per il 48%) è stata la ricerca di un’occupazione, di un lavoro.   Il secondo motivo (30%) è stato quello del ricongiungimento familiare. Anche in queste due categorie gli italiani sono ai primi posti, segno di un profondo legame fra prima, seconda e terza immigrazione. Per quanto riguarda la classifica dei ricongiungimenti si piazzano al primo posto con 4.166 casi. Sono invece al secondo posto per le naturalizzazioni (dopo i tedeschi) con oltre 5.200 casi nel solo 2018.
09.06.2019


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