In Veneto cercando le dell'epoca palladiana
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Poeti e artisti tedeschi
per celebrare Vicenza
STEFANO VASTANO DA VICENZA


È bello il torrione alle porte di Vicenza: medievale, 41 metri d’altezza e via via passato dagli Scaligeri, ai Visconti alla serenissima Repubblica di Venezia. Oggi, ristrutturato e riaperto al pubblico, ospita nei suoi sei piani (sino al prossimo 31 agosto) una mostra suggestiva di Neo Rauch e Rosa Loy. "La prima grande mostra in Italia - spiega Antonio Coppola, l’imprenditore vicentino e collezionista di Rauch - di uno dei più rinomati artisti tedeschi viventi".
Meglio di così non si poteva rilanciare la nuova vita di Vicenza con questa mostra (titolo: "La Torre") del neoromantico Rauch. Giunti all’ultimo piano del torrione un panorama mozzafiato della città veneta. Oltre i tetti, ecco la splendida Basilica di Palladio con accanto - nella piazza dei Signori - il campanile di 80 metri di Torre Bissara. "È in questa città - spiega Franco Stella - che si è formato Andrea Palladio, l’architetto che ha scolpito con i suoi edifici l’intera regione". Stella, che a Vicenza ci è nato e oggi sta ricostruendo a Berlino il Castello degli Hohenzollern, non esagera. "Era di umili origini Palladio, un tagliapietre - ricorda Stella - ma con la sua architettura classica, orientata a Roma, ha ricreato questa città".
"E con la sua poetica un’epoca intera, il Rinascimento", aggiunge Guido Beltramini, direttore del Museo Palladio, uno dei più visitati a Vicenza, visto che si trova nel Palazzo Barbarano, tra i più fastosi in città. Un sabato sera sulla piazza dei Signori e la tocchi con mano la "poetica"delle opere palladiane: tutti i vicentini, giovani e no, siedono insieme ai turisti sotto le magnifiche serliane aperte dal Palladio nella Basilica. O sugli scalini della maestosa Loggia del Capitaniato.
I cartelli rossi degli "Itinerari palladiani" puntellano la lunga serpentina del Corso (la romana via Postumia che da Genova portava ad Acquileia). Rivediamo cosi il fine gioco di archi, balconi e colonne che decora le residenze dei nobili: Palazzo Thiene, Palazzo Capra, Pojana.
Non si tratta solo di architetture e storia dell’arte, ma di gioielli che ogni anno attirano migliaia di turisti a Vicenza e dintorni. "Ogni giorno - dice la guida a Villa Rotonda - vengono qui almeno 800 persone". Difficile immaginare un’opera piùarmoniosa della Rotonda, "tra le più sublimi del Palladio", dice Beltramini. La più splendida tra le ville che l’architetto ha sparso come perle fra i colli di Vicenza.
"Vicenza è città ricca ed elegante che attira per i suoi percorsi palladiani, per le vestigia romane e medievali e per i suoi festival", riassume Simona Siotto, assessore alla cultura. Che la città sia "ricca" non ci sono dubbi: ha il maggior numero di partite Iva in Italia. Anche il livello di esportazioni - per quantità e numero di prodotti - è il più alto in Italia. Chiaro che una città così "investa sempre di più in cultura", spiega Siotto. Prima di tutto in musica: dallo scorso giugno al 3 novembre il Festival di musica antica, con concerti a Palazzo Chiericati e nella chiesa di Santa Corona. Oltre che nei cortili dei palazzi è il grandioso Teatro Olimpico che ospita vari spettacoli, da Vicenza Jazz al Ciclo dei classici (dal 19 al 22 settembre).
Si trova alla fine del Corso uno dei capolavori del genio vicentino: l’Olimpico è il primo teatro coperto mai costruito al mondo, l’ultima delle opere palladiane. "Ci vengono turisti da tutto il mondo - dice la guida Maria Palermo - per me è il posto di lavoro più bello". Persino Goethe, in visita a Vicenza, scrisse che "c’è qualcosa di divino nelle sue opere". E all’Olimpico il poeta tedesco andò in estasi: "È indicibilmente bello". Anche gli altri due scrittori della città - Guido Piovene e Goffredo Parise - hanno ravvisato nella teatralità il fascino discreto di Vicenza. "Una città - annotò Parise - fatta come un teatro di meravigliosi fondali".
18.08.2019


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