Negli Usa cresce il business delle "sacche" anti-sparatorie
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'Zaini antiproiettile?
Così si gioca sulla paura'
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO DA WASHINGTON


Una sola settimana senza una sparatoria in tutto il Paese, dal 2013 a oggi, ed undici giorni consecutivi, dall’8 al 18 gennaio dello stesso anno, senza che nessun colpo di pistola venisse denunciato alla polizia. Sono questi alcuni dei dati drammatici con cui deve fare i conti l’America, considerato tra i Paesi più sviluppati e quello con le leggi più deboli sulla detenzione di armi. Nel 2019 sono state uccise 278 persone in 259 sparatorie. Ecco allora un nuovo business, nato e cresciuto negli ultimi anni negli Stati Uniti proprio con il susseguirsi di sparatorie come quella di Sandy Hook: gli zaini antiproiettile.
Tra le peggiori tragedie degli ultimi cinquant’anni, quella della scuola elementare di Sandy Hook a Newton in Connecticut nel dicembre 2012: il ventenne Adam Lanza, prima di suicidarsi, aprì il fuoco su piccole vittime innocenti. Persero la vita venti bambini e sei tra insegnanti e personale scolastico, lasciando tanti punti interrogativi sulla sicurezza e la possibilità di comprare un’arma.
Zaini antiproiettile, dunque, leggeri, colorati e per ogni portafoglio, per l’ufficio, la palestra o per la scuola. Non stupisce che tra i brand produttori, a poche settimane dall’inizio dell’anno scolastico, il picco di vendite sia stato proprio nel modello per bambini, appena uscito sul mercato statunitense. "Non ho paura e non penso uno zainetto possa cambiare qualcosa, so che potrebbe succedere dappertutto e in qualsiasi momento", dice Joe, 50 anni, mentre tiene stretta la mano della figlia. "Perché bisogna avere un patente per guidare e non per possedere un’arma? - continua l’uomo con tono retorico -. È scritto nella Costituzione, cosa si può fare?".
Le domande di Joe non trovano una risposta in un’America appesa al filo di un emendamento scritto secoli fa e che ancora dà ad ogni cittadino il diritto di possedere un’arma.
"Ma è tanto tempo fa", dice Claire, 79 anni nata a Washington D.C. Si sente sicura nella città dove ha sede il governo, anche se le sensazioni sono in conflitto tra loro perché la paura c’è e si sente. Non sa se uno zaino possa realmente essere una difesa, perchè il problema sono le armi, dice, "che non hanno nulla di positivo, se non quello di spaventare e uccidere".
Diversa l’opinione di Mason e Amber, 23 e 24 anni, in vacanza a Washington ma di Bowling Green nel Kentucky, una piccola cittadina "dove non succede mai nulla", dicono all’unisono. Per Amber, uno zaino antiproiettile può essere utile se si dovesse trovare in pericolo, "io lo comprerei, mi aiuterebbe a sentirmi meno impaurita", osserva.
Anche Shawn, 27 anni e due nipoti piccole, lo acquisterebbe per avere qualche sicurezza in più: "Credo sia una cosa intelligente da fare per i propri figli, ma non gli parlerei troppo del motivo dell’acquisto". La sparatoria che ricorda meglio è quella del 2016 ad Orlando in Florida dove 49 persone furono uccise in un nightclub gay, e racconta: "Dopo quel giorno avevo paura ad andare in luoghi frequentati solo da omosessuali, spesso le minoranze sono le più colpite". A Patience invece è bastato andare all’università per vedersi puntare una pistola: "Volevano rubarmi il telefono, da quel giorno so che potrebbe riaccadere". Per la ventottenne, gli zaini sono solo una trovata per lucrare sulle paure delle persone, "dovremmo cambiare la legge - dice - e non inventare uno zaino che protegga dai proiettili".
25.08.2019


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