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La comunità baha'i ricorda la nascita del profeta
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Il Báb venne a unire
Gesù con Maometto
ANDREA STERN


Duecento anni fa nasceva il Báb. Fosse nato prima, forse, si sarebbero evitate molte delle guerre di religione che hanno funestato la storia mondiale. "Nella nostra fede - spiega Feri Mazlum, ingegnere e membro della comunità bahá’i di Locarno - si considerano vere tutte le religioni. Tutte le religioni hanno origine divina. Quindi non ha senso combattere o anche solo cercare di convertire chi pratica un culto diverso dal nostro. Cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, zoroastriani, Hare Krishna… crediamo tutti nello stesso Dio e siamo tutti fratelli. Ecco come la pensiamo".
Per aver detto ciò, il Báb fu fucilato all’età di trent’anni. Era nato il 20 ottobre 1819 a Shiraz, in Iran, con il nome di Mírzá Alí Muhammad e sin da giovane aveva iniziato a diffondere un messaggio rivoluzionario. Un messaggio di pace, di amicizia verso le persone di ogni fede e razza, di uguaglianza tra uomo e donna, di giustizia sociale. Concetti che in brevissimo tempo fecero breccia tra centinaia di migliaia di persone di ogni ceto sociale. Ma un successo intollerabile per le autorità persiane di allora, che preferirono mettere a tacere in modo definitivo l’autore di quei messaggi potenzialmente sovversivi.
Tuttavia il Báb sapeva che dopo la sua fucilazione sarebbe subito arrivato un altro messaggero di Dio, il Bahá’u’lláh, che ne avrebbe ripreso e ulteriormente diffuso gli insegnamenti. E così fu. Anche Bahá’u’lláh fu perseguitato, quindi incarcerato e mandato in esilio. Ma nonostante quasi quarant’anni di prigione riuscì a proseguire l’opera di divulgazione. E così, la fede bahá’i diventò un fenomeno inarrestabile, che travalicava i confini della Persia di allora.
Oggi il movimento conta circa 8 milioni di fedeli, sparsi in praticamente tutti i Paesi del mondo. In Ticino la comunità è composta da un centinaio di persone, molto attive nella vita pubblica (vedi articolo a destra).
"Diventare bahá’i - riprende Mazlum - è come passare dal liceo all’università. Noi riteniamo che la verità religiosa non sia assoluta bensì relativa. La rivelazione divina, per noi bahá’i, è progressiva. Quindi tutti i profeti, da Abramo a Bahá’u’lláh passando per Gesù Cristo e Maometto, fanno parte di un processo che deve permettere all’umanità di progredire nel suo percorso di conoscenza della verità di Dio. I profeti sono tutti maestri di uno stesso bambino, nessuno è più importante degli altri, sono tutti uguali".
Va tuttavia riconosciuto che i bahá’i considerano il Báb forse un po’ più uguale degli altri messaggeri di Dio. È infatti verso il suo mausoleo, che si trova ad Haifa, in Israele, che si rivolgono quando inneggiano una preghiera, un po’ come fanno i musulmani in direzione della Mecca. Ed è il Báb, non un profeta qualunque, a meritarsi l’onore di una serie di celebrazioni per il bicentenario dalla sua nascita.
"Ma con questi eventi - insiste Mazlum - non vogliamo fare proselitismo. Il nostro obiettivo è quello di far conoscere gli insegnamenti del Báb affinché ognuno possa crescere spiritualmente. La fede è qualcosa di personale che ognuno di noi deve sviluppare come meglio crede. Noi possiamo solo dare il nostro contributo con l’auspicio di una migliore comprensione tra le persone di diverse religioni". In sostanza, se si considera che tutti i profeti sono uguali allora anche tutte le persone sono uguali.
"E alla fine anche tutte le religioni sono uguali, o meglio sono legate da un filo conduttore - conclue Mazlum -. Si basano infatti tutte sullo stesso principio: non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te".
a.s.
20.10.2019


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