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Si sceglie la locuzione che rappresenta un intero anno
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Quella parola svizzera
che ci dice chi siamo
CLEMENTE MAZZETTA


Congiunzioni elettorali", ma anche "sovranismo". E perché no "formula magica". O ancora "esposto", "ascoltare", intolleranza", "ambiente", "onda verde…".
Quale sarà la parola che identificherà l’anno che se ne sta andando? Quella più usata, più rappresentativa, più densa di significato per la Svizzera. Mutuata dai giornali, dai social, dalle discussioni al bar. L’anno scorso la parola è stata "il gesto dell’aquila". Bizzarra locuzione che descriveva le mani giunte rovesciate e intrecciate a mo’ di ala dei giocatori di origine kosovara-albanese della nazionale svizzera, dopo i goal contro la Serbia. Che sia stata scelta come parola italiana dell’anno più rappresentativa della Svizzera, secondo una qualificata giuria che ha preso in esame le 20 parole più usate selezionate dal Dipartimento di linguistica applicata di Winterthur (Zhaw), fa parte di quell’imponderabile che ci sfugge. Stessa giuria che analizzerà le parole del 2019, segnalando al vertice quella  che ci dovrebbe far scoprire come pensa - anzi parla - la Svizzera e che verrà comunicata il 3 dicembre.
E così, volendo anticipare l’esito, il Caffè ha sentito alcuni "professionisti della parola", ma non solo, per avere una traccia, un indizio, un’intuizione su un vocabolo capace di rappresentarci "qui e ora". Per il professor Renato Martinoni la parola del 2019 potrebbe essere "sovranismo". Termine a doppia valenza. "Giusto preservare, mantenere quello che si è costruito nel corso dei secoli. Una realtà innegabile - spiega il professore di letteratura - . Ma attenti: può diventare una parola pericolosa quando è brandita da persone spregiudicate, come un mantra. Non serve e intorbidisce le acque". Alessio Petralli, linguista, rinverdisce una locuzione antica: "formula magica", il metodo che ha guidato la composizione del governo federale dagli Anni ’50 ad oggi: "Sembra vecchia, ma è davvero una formula magica: non deve essere spezzata neppure da un’onda verde perché finirebbe l’incantesimo".
Il giornalista Michele Fazioli opta per "congiunzioni elettorali". Ambivalente: "Se ne è parlato in lungo e in largo. Nel bene e nel male. A sinistra, destra e al centro". Ora è tutto finito, e i partiti si "scongiungono" e se le danno di santa ragione. Il filosofo Fabio Merlini opta per "esposizione": "Nel senso che siamo un cantone esposto, fragile, che non ha molte difese. Ma siamo anche una regione molto ricettiva, che accoglie gli stimoli esterni". Il dialettologo Franco Lurà, segnala "intolleranza" che più che una parola sta diventando un comportamento "sempre più presente nella nostra società".
Il medico Giorgio Noseda è indeciso fra clima, verdi, giovani, donne, le quattro questioni che hanno contraddistinto il 2019. Poi dice "verde" come sono i giovani. Il giornalista-informatico Paolo Attivissimo segnala "Deepsfake", la tecnica che falsifica i filmati, rendendo il falso più vero della realtà. Infine il docente e scrittore Daniele Dell’Agnola propone "ascoltare" pensando alla giornata mondiale della lettura ad alta voce."Ma si tende l’orecchio anche per ascoltare i giovani che si sono battuti per la difesa del clima. Prestare attenzione pure alle differenze di genere tra uomo e donna, alla politica, ai movimenti popolari e democratici".
c.m.
01.12.2019


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