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Libri, studi, esperienze... Non servono, c'è Wilkipedia
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Oggi viviamo nell'era
...dell'incompetenza
ROSELINA SALEMI


Abbiamo un problema molto serio: l’ignoranza. Prima era qualcosa di cui vergognarsi, adesso è un vanto. Che farsene di libri, titoli di studio e anni di praticantato se esiste Wikipedia? Perché leggere saggi e ricerche quando Facebook mette a disposizione notizie di tutti i tipi (alcune sono fake, ma pazienza)? Tom Nichols professore di National Security Affair all’U.S.Naval War College risponde con il saggio "La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia" (Luiss). Il titolo inglese è più cattivo: "The Death of expertise", la morte della competenza. "Internet non permette di sfidare i professionisti; permette di credere di poterli sfidare. L’idea che chiunque possa informarsi sulla medicina, sulla diplomazia o sulla storia abbastanza da discutere con un esperto è segno di un’epidemia di narcisismo che affligge la società moderna. È un problema di ricchezza e tecnologia: il mondo in realtà funziona abbastanza bene, e questo porta a pensare che aree specializzate siano facili da padroneggiare. È facile credere di essere più intelligente di un dottore fino a quando il tuo bambino non si ammala e corri al pronto soccorso… ".
Anche Gianni Canova, critico cinematografico e rettore dello Iulm di Milano è piuttosto preoccupato, al punto di scrivere "Ignorantocrazia" (Bompiani) spietata analisi di un sistema che disprezza la conoscenza. Giacomo Papi ci scherza su nel romanzo "Il censimento dei radical chic", dove il professor Giovanni Prospero viene ucciso per aver citato il filosofo Spinoza in un talk show, ma la questione è preoccupante. C’è un diffuso pregiudizio, avverte Nichols: "Oggi le persone non si avvicinano agli esperti in buona fede. Vogliono sentirsi intelligenti, avere l’ultima parola. Non è possibile che un geografo o un fisico debbano litigare con chi crede che la terra sia piatta. Dovrebbero dirgli "ti sbagli, e questa è la fine del dibattito".
Poi ci sono le star, gli influencer e i loro follower. Goop, il sito di Gwyneth Paltrow, è affollato di agopunturisti, endocrinologi, guaritori e sensitivi. C’è chi raccomanda l’inserimento di uova di giada nella vagina per prevenire il prolasso uterino e migliorare il piacere, chi suggerisce olio di serpente e stickers da applicare sul corpo per bilanciare i chakra o shampoo salato per disintossicare il cuoio capelluto. I mirabolanti benefici sono stati smentiti dalla Nasa, dal Council of Better Business Bureau e dal Tina (TruthInAdvertising.org), che ha diffidato Goop per pubblicità ingannevole (c’è stata anche una multa di 145mila dollari proprio per le uova di giada). Ma niente. "Viviamo in un’epoca di celebrità - ricorda Nichols -. Le stesse persone che non ascolteranno un ginecologo, faranno cose pericolose soltanto perché le consiglia Gwyneth Paltrow."
Se le star resistono, forse per gli influencer sta arrivando la fine. Il New York Times l’ha scritto senza problemi: la loro capacità di far comprare ciò che reclamizzano nei post si è più che dimezzata (dal 4% al 2,4 o all’1,9) Ma Nichols resta pessimista sul dilagare dell’ignoranza: "Il periodo di maggiore successo degli esperti è stato nei 30-40 anni del secondo dopoguerra, quando bisognava rimettere insieme il mondo devastato da un conflitto con 65 milioni di morti. Ho paura che cambieremo soltanto di fronte a un altro disastro".
r.s.
15.12.2019


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