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Anche nel 2020 il tema della migrazione rimarrà attuale
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La Svizzera resterà
la Terra promessa
PATRIZIA GUENZI


Amadou, Elnara, Hoshyar, Kalzang, Taha... In futuro questi nomi risuoneranno ancora. Persone, migranti, che vedono la Svizzera come la Terra promessa. Chi dall’ex Unione Sovietica, chi dall’Irak, dal Tibet, dall’Eritrea, arrivano nella Confederazione con un carico di speranze e aspettative purtroppo bruciate quasi subito, essendo escluse dal sistema dell’asilo. Per alcuni migranti, infatti - si legge nell’ultimo rapporto della Commissione federale della migrazione "Persone escluse dal sistema dell’asilo" - la permanenza con lo statuto di rifugiati o stranieri ammessi temporaneamente non è possibile. Dovrebbero partire. Tuttavia, molti di loro non possono perché intervengono determinati ostacoli o perché non riescono a procurarsi i documenti di viaggio. La legge sull’asilo e quella sugli stranieri non contempla nulla su queste persone e sulle loro situazioni che vengono quindi, per quanto possibile, "ignorate" dalla politica e dalla società. "Una situazione paradossale! Una sorta di ‘illegalità regolare’", osserva Eliane Engeler, dell’Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati, Osar.
A fine 2017, circa 8.500 persone a cui l’asilo era stato respinto si trovavano illegalmente in Svizzera. Certo, l’emergenza profughi si è un poco assestata rispetto agli anni scorsi ma il tema della migrazione rimarrà una costante anche nel 2020. Mai prima d’ora tante persone vivono lontano dalla loro terra nativa. Condizioni di vita precarie, clima di violenza e guerre, degrado ambientale, prospettive economiche di miseria e divario crescente tra Paesi poveri e ricchi sono alla base di questo fenomeno.  
Amadou, Elnara, Hoshyar, Kalzang, Taha... Storie di vita, vie d’uscita, prospettive... Tante illusioni che si scontrano con legislazioni, regolamenti, statuti. "Noi facciamo pressione sulla politica affinché qualcosa cambi - riprende Engeler -, affinché qualcuno si renda conto che queste persone sono costrette a vivere nell’ombra. Non possono partire perché non hanno i documenti, ma non possono neanche restare...". Restano comunque, e vivono nell’ombra. "Da una parte beneficiano di un alloggio di fortuna e, a dipendenza del cantone, ricevono 8-12 franchi al giorno per (soprav)vivere - spiega Engeler -. Dall’altra, se incappano in un controllo di polizia possono essere condannate a pagare una multa o anche finire in prigione".
Una soluzione, come si spiega nel rapporto della Commissione federale della migrazione, potrebbe essere quella di rilasciare un documento d’identità che eviti loro di essere multate, oltre a consentire l’accesso al mercato del lavoro. "E permettere ai bambini di frequentare le scuole pubbliche e di terminare un apprendistato - aggiunge Engeler -. I giovani non dovrebbero essere puniti per la situazione dei genitori". Ma soprattutto queste persone dovrebbero essere considerate, rispettate. Perché, come ha detto Hoshyar, "chi rinuncia alle cose più importanti e perde lo stretto necessario merita di essere creduto sul fatto che ha agito per estrema necessità, che è stato costretto ad abbandonare il proprio Paese".
pguenzi@caffe.ch
22.12.2019


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