Le apprensioni emerse nel Barometro del Credit Suisse
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Avs, sanità e stranieri
tutte le paure del 2020
PATRIZIA GUENZI


Anno nuovo preoccupazioni vecchie. La previdenza è ancora in cima alle preoccupazioni degli svizzeri. E non poteva essere altrimenti visti i chiaro scuri del nostro attuale sistema pensionistico, che si ripercuoteranno anche sul futuro economico degli over 65. Come lo scorso anno, dunque, anche nel 2020 la previdenza sarà la principale "minaccia" (47%) con cui convivere. La seconda e la terza sono sanità/cassa malati e stranieri. Seguono la tutela ambientale, la disoccupazione e la sicurezza personale. Valutate in modo molto positivo, invece, le innovazioni tecnologiche, soprattutto in termini di miglioramento delle opportunità sul mercato del lavoro.  
È la fotografia emersa dal Barometro sulle apprensioni del Credit Suisse 2019, un sondaggio dell’Istituto di ricerca gfs.bern anche su fiducia e identità della popolazione, pubblicato sulla rivista Bulletin. Queste, dunque, le tre principali apprensioni che ci accompagneranno nel corso del prossimo anno. A dispetto del loro impatto mediatico, sono state valutate come poco urgenti una serie di questioni molto dibattute: i salari, solo al 16° posto, la parità, al 17°, la politica familiare e l’accudimento dei figli, al 22°, la sicurezza su Internet/cyberspionaggio (24°), il terrorismo (25°), la globalizzazione (26°), la digitalizzazione (30°), i conflitti commerciali globali (40°). "È evidente che ciò che più ci tocca da vicino sia anche quello che più ci preoccupa - osserva il sociologo Giuliano Bonoli -. Tuttavia, per quanto riguarda la pensione non sarei così pessimista. Il sistema svizzero è piuttosto solido. Vero è che per chi non ha avuto una traiettoria lavorativa standart possono sorgere sì alcune difficoltà. Oggigiorno il lavoro è meno stabile e molte persone non lavorano al cento per cento".
Dal Barometro emerge che il prossimo anno i politici dovranno fare i conti con una minor fiducia da parte dell’elettorato, secondo cui molte sfide sono rimaste irrisolte. Le risposte, infatti, indicano le possibili modalità per affrontare queste urgenti questioni in futuro. Una netta maggioranza auspica un Consiglio federale che svolga meglio il suo ruolo guida, un Parlamento che raggiunga compromessi accettabili e sufficiente margine di manovra per l’economia, ritenuta in grado di trovare soluzioni concrete. Interessante notare come la tematica ambientale e climatica, che lo scorso anno era scesa al di sotto delle prime cinque preoccupazioni, quest’anno l’effetto Greta e la massiccia presenza sui media hanno fatto da volano, registrando un aumento di ben sei punti percentuali.
Se oltre l’83% degli interpellati afferma che il Consiglio federale deve svolgere meglio il suo ruolo guida e il 68% che il Parlamento deve cercare di nuovo più compromessi, sono state criticate anche le altre istituzioni. È stato affermato che "siccome l’economia trova soluzioni più rapidamente della politica occorre di nuovo più libertà di manovra e meno burocrazia". Infine, per oltre tre quarti il calo della capacità della politica di trovare soluzioni accettabili rappresenta la principale minaccia per l’identità svizzera, seguita dai problemi con l’Europa (vedi a lato) e dal blocco delle riforme in generale. L’immigrazione, che dal 2004 al 2016 ha occupato quasi sempre il primo posto, si attesta con il 58% solo al quarto. Eppure anche di questo tema si fa un gran parlare. O è venuto un po’ a noia, oppure anche i primanostristi si stanno pian piano rendendo conto che senza immigrazione un Paese non ha futuro.
pguenzi@caffe.ch
22.12.2019


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