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In Leventina c'è chi resiste e ha aperto nuove attività
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"Biliardo, gioielli...
per rilanciare la valle"
ANDREA BERTAGNI


Trenta chilometri sospesi tra le montagne. Biasca da una parte, Airolo dall’altra. La valle Leventina è un cantiere. Non soltanto per i lavori autostradali tra Quinto e Faido. Ma anche per le industrie che si spostano. Per i progetti pronti a partire, come la nuova pista della Valascia e il raddoppio del tunnel del San Gottardo. E per paesi che si spopolano e servizi che svaniscono. E anche se, come dice Loretta Bruno dell’hotel ristorante Baldi di Rodi-Fiesso, "le istituzioni hanno fatto perdere il treno alla nostra valle, dovrebbero esserci più infrastrutture, come una piscina ad esempio, invece i negozietti, gli sportelli postali e bancari chiudono", i leventinesi non mollano. Tazio Gobbi, è uno dei tanti esempi: un garage ad Ambrì con il fratello Erio che conta dieci dipendenti. Ma la rabbia c’è: "Ci trattano come sussidiati, mentre i politici contano solo i voti: prendiamo ad esempio il Museo cantonale di storia naturale -  dice Gobbi -. Perché non lo hanno trasferito a Faido invece che a Locarno? La nuova Valascia e il nuovo tunnel autostradale del Gottardo porteranno solo briciole". L’economia in alta valle non si è più ripresa, sostiene Gobbi, dalla fine degli Anni ‘90. "Poi c’è stato il trasferimento della Tensol Rail a Bodio ed è stata la mazzata finale - aggiunge -. Un vero peccato, perché qui si vive bene ma a poco a poco sta sparendo tutto".
Sospesa in un presente ancora tutto da decifrare, la Leventina mastica amaro. Anche se produce panettoni. Come quelli dei fratelli Buletti di Piotta. Che invece sono dolci come il burro di montagna, uno degli ingredienti. "Non sembra esserci interesse a mantenere il lavoro in valle - spiega Bruno Buletti - e mi chiedo perché mai si spendono così tanti soldi per le strade? Perché si butta al vento tanto denaro, quando siamo stati lasciati da soli?". Già, sembrano insomma ormai definitivamente andati i tempi in cui gli operai che lavoravano ad Airolo per la galleria autostradale negli Anni ‘80 riempivano i ristoranti. E spendevano. "Invece neanche con AlpTransit abbiamo guadagnato granché - riprende Buletti -, nonostante ciò noi abbiamo continuato a investire. Almeno 1,5 milioni di franchi negli ultimi anni". Delusione e smarrimento anche nelle parole di Daniele Fettolini, che con la sua azienda di impianti sanitari è presente a Faido da 113 anni. "Il lavoro è calato, non si costruisce più ed è difficile anche partecipare ai grandi progetti come quello della nuova pista della Valascia". Secondo Fettolini, "gli appalti vengono sempre vinti dalle aziende più grandi perché i capitolati non tengono conto delle piccole imprese locali, quando basterebbe inserire tra i parametri anche la vicinanza".
Non rimane che puntare sul turismo. Come ha fatto Igor Slavuljica che da qualche mese ha riaperto l’Osteria Elvezia di Lavorgo. Oggi è diventata un punto di ritrovo, soprattutto per i giovani. "Il prossimo passo - confida - è mettere a posto il salone a fianco al ristorante con biliardini, freccette e un tavolo da biliardo, aumentare l’offerta insomma". Più a nord, ad Airolo, anche Luca Brughelli si sta dando da fare con un "bed&bike", sfruttando la salita della Tremola. "Quella delle due ruote - osserva - è una clientela con un grande potenziale. Abbiamo ospiti che arrivano da tutto il mondo". E i residenti? Ancora sperano. "A Quinto forse realizzeranno un asilo nido - dice Giulia Taragnoli, orafa -. Lo speriamo tanto perché aiuterebbe molte famiglie. Le persone stanno iniziando a capire che vivere in periferia può avere i suoi vantaggi". Ne è sicura anche Patrizia Filippone che ha appena aperto un negozietto di alimentari a Bodio. "Le Officine - dice - sarebbero state una boccata d’ossigeno. Per fortuna arriverà il campus formativo dell’Aet. Dai, un po’ di ottimismo".
abertagni@caffe.ch
19.01.2020


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