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Già papà&papà di Gaia, hanno fatto il bis. Anzi... il tris
Immagini articolo
Una madre portatrice
e due gemelli in arrivo
PATRIZIA GUENZI


Tanto convinti di aver fatto la cosa giusta, di essere riusciti, pur tra mille difficoltà e complicazioni burocratiche, a coronare il loro sogno di diventare papà di Gaia che, a tre anni dalla sua nascita, hanno deciso di fare il bis. Anzi... il tris, se così si può dire. Patrick, 40 anni, e Raphael, 39, di Berna, sposati civilmente da dieci anni, si sono rivolti ancora a una madre portatrice. "Avremo due gemelli, nasceranno a giugno. Stavolta è Raphael il padre, per Gaia ho donato io il seme", racconta Patrick, detto Ciccio "perché da piccolino cantavo in continuazione la canzone di Cicciobello". Stessa procedura, un’ovodonazione, ma una diversa madre portatrice (pratiche proibite in Svizzera). "Si chiama Lucia - riprende Ciccio -. Elissa, la "madre" di Gaia, purtroppo ha avuto dei grossi problemi durante la gravidanza e il parto. Abbiamo dunque scelto un’altra agenzia, più vicina alla clinica, in Vermont. Abbiamo conosciuto Lucia via skype, ha un bimbo di due anni. La simpatia è stata reciproca e dopo tre videotelefonate abbiamo dato l’ok. La gravidanza per il momento sta andando benissimo".
Settimana scorsa, a Berna, a casa di Ciccio e Raphael è arrivata in visita, per la prima volta, Elissa, 40 anni, la donna del Minnesota che per nove mesi ha portato in grembo Gaia. La piccola, che ha compiuto gli anni in questi giorni, ha immediatamente legato con lei, pur non avendo coscienza di chi fosse. Elissa si sarebbe voluta mettere ancora a disposizione, ma la gravidanza di Gaia è stata troppo difficoltosa. "Ricorrere a una madre portatrice resta la nostra unica chance - riprende Ciccio -. Per una coppia come noi che desidera avere un figlio gli ostacoli sono molti, spesso insormontabili". E non solo burocratici o economici; pure etici, religiosi e scientifici.
Si sa, il tema divide le coscienze. E non in tutti i Paesi le leggi sono uguali, in alcuni le difficoltà sono minori, come l’Olanda e la Spagna, in altri da qualche anno si sono fatti passi avanti, come la Germania. Ma per chi abita in Svizzera non resta che andare negli Usa. "Occorrerebbe una revisione più radicale della legge in Svizzera, c’è una sorta di passività della politica a legiferare su questo tema - osserva Alberto Bondolfi, professore di etica -. I Paesi dell’Eu avanzano e noi no. Anche se sarebbe bene ci fosse una tendenza unica in tutta l’Europa". Intanto, Berna, oltre ad aver detto sì al matrimonio per le coppie omossessuali valuterà pure la questione dell’accesso alla medicina riproduttiva.
Fortunatamente, stavolta Ciccio e Raphael hanno vissuto l’intero iter con meno patemi e ripensamenti. Sapevano già come muoversi, chi contattare, gli eventuali ostacoli. "Eravamo pronti alle lungaggini burocratiche. E anche alle occhiate della gente, sebbene non ce ne sia mai importato granché. E tantomeno ci preoccupa cosa diremo ai nostri figli. Tutto avverrà in modo naturale, come lo è stata la nostra scelta di famiglia". Una scelta supportata dai rispettivi parenti. "Addirittura mia madre, siciliana, sin da quando sono un ragazzino mi chiede di darle un nipotino", aggiunge Patrick.
La coppia, come per Gaia, cercava una madre surrogata "che non fosse interessata solo ai soldi ma che fosse spinta dal desiderio di aiutarci e come noi credesse nella famiglia. Certo, l’aspetto economico è pesante". Attorno ai 100mila franchi. "Stavolta un po’ meno, avevamo ancora degli ovuli fecondati. Per noi questa è la sola strada. Comunque sia, in America è tutto molto ben regolamentato, le ragazze devono superare dei test psicologici, avere già partorito, avere un’assicurazione sanitaria e presentare determinate caratteristiche".
I contatti tra la "madre" e i due papà sono molto frequenti. "Ci sentiamo via messaggi più volte la settimana e ogni tanto via skype. Ancora non sappiamo il sesso dei bimbi, siamo appena al 4° mese. Per il parto, ovviamente voleremo in America. Anche se già ora abbiamo l’ansia di non arrivare in tempo".
pguenzi@caffe.ch
02.02.2020


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