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Il mercato è fermo e servono nuovi stimoli per ripartire
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"Soltanto la tecnologia
riaccende l'automobile"
MAURO SPIGNESI


È diventata il guscio dell’uomo nella "fase 2", quella post-pandemia. L’auto è tornata d’attualità. In molti Paesi si sono celebrate messe all’aperto, con la gente chiusa nelle vetture. Anche i funerali sono stati seguiti a bordo delle macchine. E tanti - come si è visto nelle foto e nei servizi in tv - si sono messi al volante davanti agli sportelli all’aperto dei pronto soccorso per sottoporsi al tampone. Persino il cinema quest’estate verrà proposto in versione drive-in. L’abitacolo è diventato l’unico luogo sicuro. Si torna al lavoro in macchina, per una questione di sicurezza. Eppure il mercato è fermo. "L’unico vero stimolo potrebbe arrivare dalle nuove tecnologie. Dall’auto del futuro 2.0 che potrebbe far ripartire le vendite", spiega Enrico Camenisch, componente del Consiglio centrale dell’Unione professionale dell’automobile (Upsa).
L’auto, insomma, viene rivalutata ma serviranno nuove strategie, anche di marketing, per vendere modelli "puliti" e andare a "rottamare" le vecchie vetture inquinanti. "Il passepartout per la ripartenza sono i modelli 2.0 - aggiunge Camenisch - come quelli che si stavano progettando prima della pandemia, capaci cioè di recepire dati, di cambiare strada per risparmiare e evitare le code, dialogare con i big-data". Serve una strategia che riporti attrattività verso un investimento che per le famiglie è secondo solo all’acquisto dell’abitazione.
In questo ambito da tempo lavora anche la ricerca. "La digitalizzazione - spiega Emanuele Carpanzano, direttore del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi - avrà un impatto sulla gestione complessiva della mobilità, che diventerà più intelligente. Sensori, algoritmi e connessioni in rete saranno sempre più presenti sui veicoli, ma caratterizzeranno anche l’infrastruttura stradale. Tutto ciò porterà ad avere un traffico più organizzato ed efficiente: si inquinerà meno e si ridurranno anche i tempi di circolazione".
Ma ci vorrà tempo per questo cambio di passo. A inizio maggio l’Associazione dei costruttori europei di automobili (Acea) ha reso noto che i 298 impianti di assemblaggio e di produzione di motori hanno finalmente ripreso l’attività. Alcuni erano fermi da fine febbraio, la media di lockdown è stata di ventinove giorni lavorativi, che vuol dire oltre 2.3 milioni di veicoli non consegnati.
"Il problema - riprende Camenisch - sta qui. È come se si fossero aperti i negozi senza prodotti negli scaffali". O meglio, con prodotti vecchi visto che i nuovi modelli chissà quando arriveranno. E quando arriveranno, gli automobilisti faranno i conti con due cambiamenti principali. "Il primo - spiega ancora Emanuele Carpanzano - riguarda la sicurezza. Sensori di parcheggio e di distanza, freni intelligenti continueranno a migliorare e renderanno la nostra guida ancora più protetta".
A migliorare sarà anche la comodità, che è il secondo aspetto del cambiamento. "I sistemi di navigazione assistita diventeranno ancora più sofisticati - spiega Carpanzano -; saranno capaci di segnalare gli ingorghi e le strade da prendere in base al traffico e agli spostamenti. Tutto questo, aspettando l’auto a guida autonoma, che in realtà tarda ad arrivare più per motivi legali che tecnici".
m.sp.
06.06.2020


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