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Supercoccolati e contesi, ora la pubblicità li snobba
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Influencer più impegnati,
un po' meno esibizionisti
ROSELINA SALEMI


Che fine faranno gli influencer? Dopo mesi con feste, eventi superpagati e viaggi esotici annullati. Nei mesi scorsi i video su YouTube sono tornati nelle camerette da dove erano partiti. Il pubblico si è moltiplicato (in qualche caso,  70%), ma nessuno paga l’intrattenimento. Uno studio di Izea, la più importante agenzia di influencer marketing americana, parla di fatturati in picchiata, addirittura del 25%. Tra i settori ko ci sono proprio quelli preferiti dagli influencer: alberghi, ristorazione, tempo libero, moda. Si riduce il numero delle aziende disposte a spendere anche 12mila euro per un post di Chiara Ferragni indirizzato ai suoi 19 milioni di follower. Non che per lei ci siano problemi: ha già fatto il triplo salto da fashion blogger a influencer a imprenditrice digitale. Ha venduto in poche ore una costosa tuta della sua linea e ha condiviso su Instagram una torta sponsorizzata dalla ricotta Galbani. Ma non si tratta soltanto di soldi. Chi ha mostrato scarsa sensibilità continuando a fotografarsi in abito da sera come se il mondo fosse ancora lo stesso, è stato punito.
Ad Arielle Charnas di Something Navy (1,3 milioni di follower) un amico medico aveva offerto un test per il coronavirus, che come sappiamo era difficile ottenere (risultata positiva). L’ha raccontato sui social con risultati disastrosi: volevano lapidarla. Ha provato a rimediare, puntualizzando di aver pagato, finché travolta dai commenti, ha dovuto scrivere: "Riconosco quanto sono stata fortunata per quella via preferenziale". Poi, ha postato foto con tata, marito e figli nella bella casa degli Hamptons, dove si era rifugiata violando la quarantena. Risultato: la catena di abbigliamento Nordstrom ha chiuso il contratto di partnership con lei. Morale? Basta ostentare privilegi e mostrarsi poco sensibili. Ne sanno qualcosa Chiara Nasti e Chiara Biasi, influencer modaiole, autrici di imprudenti esternazioni. Perciò le avanguardie furbe si stanno riorganizzando: meno contenuti pubblicitari, meno esibizionismo fine a se stesso, più informazione, raccolte benefiche e impegno sociale.
Il nuovo modello si chiama Raise (acronimo di Reach, Advocacy, integration, semplicity ed empathy) ed è evidente che semplicità ed empatia stanno diventando importanti.
Secondo un’indagine della società di comunicazione Ogilvy, che ha intervistato 80 influencer, l’85% ha già cambiato la produzione di contenuti sui social, sperimentando formati diversi come l’appuntamento in diretta su Instagram e Facebook. Moltissimi (84%) pensano a una maggiore autenticità e credono che sia in atto un grande cambiamento, forse una rivoluzione. "La scommessa oggi è mantenere il proprio pubblico e vedere cosa ci sarà dall’altra parte quando la situazione si sarà del tutto normalizzata - spiega Federica Di Nardo, seguita per i suoi racconti di moda e viaggi, ottimista con moderazione -. Io ero abituata a stare molto in giro. Ho cercato di inventarmi un’attività diversa, storie su come usare professionalmente i social. Chi fa il mio lavoro è abituato a reinventarsi in continuazione".
Per Di Nardo "riusciremo a riplasmarci con messaggi diversi, più genuini e umani. Ora l’influencer con mega villa è un messaggio pericoloso. Qualcosa cambierà, ma è presto per dire come. Il trend potrebbe essere proprio questo: la specializzazione, oltre al ritorno di contenuti più casalinghi".
27.06.2020


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