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L'analisi
Confinamento più efficace
dei negoziati dell'Onu
LUCA MERCALLI, CLIMATOLOGO


Il confinamento sanitario ha fatto di più per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra che trent’anni di negoziati delle Nazioni Unite: mai si era visto un calo così vistoso in un solo anno, stimato per ora dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale di Ginevra fino al 7,5 per cento. Ma si tratta soltanto di un rallentamento del tasso di emissione, non di una diminuzione della quantità di CO2 nell’atmosfera, che anzi - a causa del continuo accumulo in circa due secoli di rivoluzione industriale basata sui combustibili fossili - non aveva mai raggiunto valori cosi elevati negli ultimi cinque milioni di anni, con una concentrazione media attuale di 410 parti per milione.
Stiamo preparando un mondo più caldo e più estremo, e per questo motivo è sempre più urgente tirare il freno a mano sull’uso dell’energia fossile e contestualmente premere sull’acceleratore delle fonti rinnovabili: idroelettrico, solare termico e fotovoltaico, eolico e un po’ di biomasse. Prima del coronavirus il prezzo dell’elettricità rinnovabile era già competitivo rispetto al fossile, con investimenti in espansione. L’attuale riduzione del prezzo del petrolio  rischia di far perdere temporaneamente appetibilità ai progetti dell’energia verde, e per tornare prima possibile a spingere sulla transizione energetica occorre una forte volontà politica.  
Il ruolo guida spetta all’Europa con il Green Deal, pacchetto di misure che prevede più efficienza energetica e più rinnovabili per arrivare a un continente neutro in termini di emissioni entro il 2050. E pure la Confederazione si inserisce con coerenza in un quadro di obiettivi simili. Il problema è il resto del mondo, ma con la buona novella che il neopresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato all’indomani della disfatta del negazionista climatico Trump: riportare l’America nell’Accordo di Parigi e riaprire con determinazione i negoziati per salvaguardare il clima dallo scenario più pericoloso per le future generazioni.
Serve una forte leadership internazionale per dare una svolta rapida ed efficace alla transizione energetica, una specie di nuovo "progetto Manhattan" che unisca conoscenza scientifica, risorse finanziarie e capacità ingegneristiche in uno straordinario sforzo che deve assolutamente essere paragonabile a quello che fu sostenuto per cause belliche. Abbiamo la tecnologia, le possibilità di metterla in pratica, ciò che ci manca è il tempo, per questo non possiamo permetterci di aspettare che le cose avvengano lentamente, spinte dalla cultura e dal mercato: devono avvenire su grande scala e a livello di massa nel giro di una decina d’anni, altrimenti per il clima sarà troppo tardi.
La leva fiscale dell’Ecobonus introdotta in Italia per la riqualificazione energetica degli edifici è favorevole, ma anche in questo caso procede troppo lentamente. Per innescare una reazione a catena abbiamo bisogno di convincerci tutti che questa è una scommessa collettiva con in gioco la sopravvivenza della specie. Senza una partecipazione emotiva e corale alla gara delle rinnovabili, arriveremo tardi al traguardo. Io ho iniziato questa corsa da tempo così questo pezzo è stato scritto su un computer in una casa funzionante a energia solare. Avanti! Ogni tetto esposto al sole dovrebbe avere il suo pannello.
28.11.2020


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