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L'importanza del riciclo e riutilizzo di ciò che acquistiamo
Immagini articolo
Gli oggetti quotidiani
hanno una seconda vita
CLEMENTE MAZZETTA


La "seconda volta" vale di più. Riutilizzare gli oggetti di uso comune, dalla bicicletta al telefonino, dall’auto all’orologio, dalle lampade al divano, fa risparmiare e aiuta l’ambiente. Si è calcolato che la prima edizione del "Secondhand day" , che si è tenuta lo scorso 26 settembre in Svizzera, un vero e proprio happening della "seconda mano", ha fatto risparmiare l’equivalente a 1.458 tonnellate di anidride carbonica (CO2).  Perché con l’usato si risparmia  CO2 e si inquina meno? Semplicemente perché il processo di produzione e di commercializzazione di qualsiasi prodotto genera CO2. La fondazione "Myclimate" stima che ogni svizzero, a causa della fabbricazione, del trasporto della merce che acquista ex novo nel corso di un anno, sia responsabile mediamente della produzione di 14 tonnellate di CO2. L’84% di tutte le emissioni di CO2 di origine antropica sono generate nella produzione di elettricità, calore, agricoltura, industria e trasporti. Per questo "Secondhand day" ha cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di un’economia circolare. Sull’importanza del riutilizzo. Se un prodotto viene riutilizzato, non è necessario produrre e commercializzarne uno nuovo; niente viene smaltito. E non si genera C02. Questo è esattamente l’essenza dell’economia circolare. Tuttavia è ancora troppo poco praticata in Svizzera. Anche se in Ticino, dove si assiste ad una crescita dei mercati e degli spazi del riuso, a partire dai negozi della Croce rossa svizzera che offrono prodotti di uso quotidiano, in particolare abiti, a prezzi abbordabili, ai negozi Caritas dove è possibile acquistare di tutto risparmiando fino al 60 per cento rispetto al commercio al dettaglio.
Però, attualmente ogni anno gli svizzeri acquistano prodotti nuovi (esclusi i generi alimentari) per circa 50 miliardi di franchi. In questo contesto gli articoli di seconda mano rappresentano solo il 2 per cento del totale, valutati approssimativamente attorno a 1 miliardo di franchi. Un settore ancora marginale. Se venissero trasmessi e riciclati, invece che buttati, allungando il ciclo di utilizzo e quindi la loro vita, si ridurrebbe la quantità di merce nuova che dev’essere prodotta. E con essa la produzione di CO2. Occorre cambiare mentalità. Occorre che i prodotti siano condivisi, ceduti, riutilizzati e riparati invece che gettati nella spazzatura - con altra produzione di anidride carbonica. Soltanto così si riducono le emissioni e si fa il bene del nostro pianeta.
Riciclare è come piantare un albero, che conserva e blocca la CO2 dentro di sé. Ma per compensare l’emissione di una tonnellata di C02 servirebbero 80 faggi, visto che ognuno ne "cattura" 12,5 chilogrammi all’anno. Così per metterci in pari, per assorbire le 1458 tonnellate di CO2 prodotte  in Svizzera da ogni cittadino, sarebbe necessario piantare 1.120 faggi a testa.  Più facile darsi al riciclaggio, al riuso, che alla piantumazione. Il "Secondhand Day" del 26 settembre, organizzato dall’associazione "Myclimate", "Circular Economy Switzerland", "20 minuti" e dal portale "Ricardo", ha comunque registrato una notevole partecipazione con ben 14.380 articoli rivenduti. Prodotti che hanno ricevuto un’altra, preziosa opportunità. Una seconda chance. Stando al portale "Ricardo.ch" è stato così possibile evitare l’emissione di circa 538 tonnellate di CO2. Sulla si piattaforma - Ricardo.ch è attualmente uno dei marchi dell’ecommerce leader in Svizzera - in vent’anni sono stati trattati oltre 78 milioni di articoli per un valore di 8,5 miliardi di franchi. Un grande "risparmio", visto che a livello globale emissioni di CO2 stanno aumentando drasticamente.
Stando a "Myclimate" nel 2016 la Svizzera occupava il 71° posto fra tutte le nazioni per produzione di CO2 con 38 milioni di tonnellate all’anno. Mentre è la Cina di gran lunga il più grande produttore con circa 10 miliardi di tonnellate. Dietro ai cinesi gli Stati Uniti con circa 5,3 miliardi di tonnellate, quindi l’Unione europea con 3,5 miliardi e l’India con 2,4 miliardi. La Germania occupa il sesto posto con 0,8 miliardi di tonnellate.
28.11.2020


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