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Ecco come la Svizzera si impegna per tutelare l'ambiente
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Strategie di avvicinamento
a un pianeta pulito e green
PATRIZIA GUENZI


Zero emissioni? Un’utopia. Pensare a un pianeta "pulito" nel prossimo futuro, ma anche in un futuro più a lungo termine, è un’illusione. Troppi veicoli in circolazione e ancora troppo scarsa la quota di auto elettriche o ibride vendute in Svizzera, di poco inferiore al 10%. Affinché l’intera flotta sia sostituita da veicoli elettrici entro il 2050, ogni seconda auto di nuova immatricolazione dovrebbe essere alimentata d’ora in poi, e dal 2040 anche ogni singola auto. Ma pure in questo caso ipotetico, l’impronta di CO2 del traffico sarebbe ben lontana dallo zero. Sono le conclusioni a cui sono giunti alcuni studi; non lasciano granché ben sperare su quella che sarà la situazione climatica dei prossimi anni.
Eppure, una Svizzera climaticamente neutra entro il 2050 è quanto Berna aveva promesso un anno e mezzo fa. Nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima, si era impegnata a dimezzare entro il 2030 le emissioni di gas serra rispetto al livello del 1990. Nell’agosto 2019 il Consiglio federale aveva deciso di inasprire questo obiettivo: dal 2050 la Svizzera non deve più emettere gas serra. Questo per soddisfare l’obiettivo convenuto a livello internazionale di limitare il riscaldamento climatico al massimo a 1,5°C rispetto all’era preindustriale.
Il solo traffico stradale è responsabile di circa un terzo delle emissioni di CO2 in Svizzera. Queste negli ultimi anni erano leggermente diminuite. Tuttavia, l’Ufficio federale dell’energia ha registrato nel 2019 un leggero aumento. Responsabile soprattutto l’elevato grado di mobilità a cui nessuno vuole rinunciare. E così gli svizzeri producono circa una tonnellata di anidride carbonica pro capite all’anno su strada. Le attuali normative ambientali stabiliscono un’emissione massima di CO2 di 95 grammi per veicolo/km.  
Che fare? Alcuni esperti sostengono che che la Svizzera non avrebbe una vera strategia sull’elettrico. Mentre la Germania, ad esempio, appare più convinta. A fine anno ha stanziato altri 3 miliardi di euro a supporto del settore, per aiutare l’intero comparto industriale a mettersi alle spalle gli effetti della pandemia e puntare dritto verso un futuro all’insegna della sostenibilità. Un’iniezione di risorse per rifinanziare gli incentivi, ampliare la rete di ricarica, favorire le flotte elettriche e spingere la ricerca.
D’altro canto il trend circolazione green è sempre più globale. Anche il Regno Unito ha detto di voler fermare dal 2030 la vendita di auto benzina e diesel. Uno stop di cui da tempo si parla in tutto il mondo e che troverà presto spazio anche nell’agenda del presidente Usa, Joe Biden.
Ovviamente le automobili non sono le sole responsabili dell’inquinamento ambientale. L’ha detto chiaramente il governo federale. Per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica in Svizzera bisogna ridurre le emissioni di CO2 fino al 95% entro il 2050 anche nell’edilizia e nell’industria. Questo grazie alle tecnologie di cui già disponiamo e all’impiego di energie rinnovabili. Tuttavia, se le auto non sono le uniche responsabili va detto che quelle elettriche stentano a decollare. Probabilmente perché ancora parecchio costose. Ma i numeri parlano chiaro. In termini assoluti, la percentuale di veicoli elettrici in circolazione sulle nostre strade è ancora inferiore all’uno. Inoltre, nel 2019 circolavano 1,5 milioni di vetture in più del 1990. E se la vendita di quelli a benzina ha negli anni subito un allentamento, non così quelli a diesel. Mentre la vendita di elettrici e ibridi aumenta ma molto lentamente. Troppo lentamente per pensare di raggiungere gli obiettivi che Berna s’è prefissati. Tra gli ostacoli ci sarebbe la promozione della mobilità elettrica organizzata su base federale e non cantonale.
p.g.
20.02.2021


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