Luca Tramontin
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"Gioco a rugby,
amo l'hockey e il rock"
DANIELA BLEEKE SOLLBERGER


Nella vita di Luca Tramontin il rugby ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Da quando a sette anni ha iniziato a giocare con la palla ovale, la sua carriera non si è mai fermata, fino ad oggi. Il bellunese ha giocato 300 partite in serie A, ha vestito la maglia della nazionale ungherese e tuttora fa parte delle selezioni svizzera e italiana di football australiano. Ticinese d'adozione, il 45enne ha però un'altra grande passione, che lo lega al nostro territorio: "L'hockey su ghiaccio. Da piccolo vedevo sempre l'Alleghe e continuo a seguirlo, più del rugby. In pratica gioco a rugby, guardo l'hockey e ascolto rock. Il derby con il Cortina era sempre un evento e ricorda molto quello tra Ambrì e Lugano. È uno dei motivi per cui sto così bene qui, perché c'è il disco su ghiaccio, se ne discute, si può andare alle partite o guardarlo in tv. E finalmente ho anche la possibilità di giocare, in una squadra di genitori. Un'esperienza bellissima".
La palla ovale non è però sparita dalla sua vita, anzi...
"L'idea di creare una squadra di football australiano è nata dalle telecronache dell'Afl, che commento da sei o sette anni su Eurosport, anche se sono già 30 anni che seguo la disciplina. Io e i miei soci ci siamo accorti che non si può iniziare con il rugby classico da adulto perché può diventare pericoloso. Inoltre è una mia abitudine provare tutti gli sport che commento ed è una sfida interessante a livello personale. Soprattutto però è prevalsa la voglia di portare qualcosa di nuovo, che non faccia concorrenza a nessuno. Appena arrivato in Ticino ho fatto soffrire tante persone senza volerlo, attirando troppo l'attenzione. Quindi ho voluto togliere la mia figura dal rugby locale, cui sono comunque tuttora affezionato".
E la squadra non è una sola, vero?
"Giusto, c'è anche la formazione femminile, che conta una quindicina di elementi. Pur essendo full contact, si tratta della formula di palla ovale più adatta. Ci sono tantissimi placcaggi ma mai ad alta velocità. Si è formato un gruppo che nemmeno con tutto l'ottimismo pensavo avrebbe funzionato così bene. Di base c'è lo spirito antico del rugby".
Ci sono elementi di spicco nei due team?
"C'è un ragazzo che può tentare la via del professionismo, in Australia, dove le partite vengono seguite da almeno 30mila spettatori. Tra le ragazze alcune svettano per tecnica e capacità atletica. Sicuramente nessuno è scarso, ma anche se fosse sarebbe comunque il benvenuto. Tengo a sottolineare il grande lavoro svolto dai due capitani, Marta Haulik e Nicola Bergamasco, due giovanissimi locali: sono durissimi sul campo quanto accurati e fini a livello psicologico con i compagni".
Alle nostre latitudini si tratta di uno sport sconosciuto ai più...
"La nostra è la prima squadra in Svizzera, per cui corrisponde anche alla nazionale. Ci sono giocatori che si allenano a Lucerna e Zurigo ma non hanno ancora formato un team, mentre è appena nato il Luino, praticamente una formazione gemella del Lugano. Si vuole formare un campionato con diverse squadre dell'arco alpino".
Inoltre c'è un progetto molto importante con i disabili...
"Sì, da più di due anni alleniamo i ragazzi dell'Istituto Don Orione di Lopagno. Ora se ne occupano due giocatrici della squadra femminile. Con loro pratichiamo rugby-o'rules, un forma di football australiano con alcune regole prese dal rugby. Nonostante sia full contact non ci sono mai stati infortuni. A livello neuromotorio, muscolare e di autostima si sono visti dei progressi enormi. Persino Brett Kirk, una star in Australia, è venuto in Ticino per vederli".
Rugby, football australiano e hockey. Ci sono anche altre passioni?
"Il cricket è una passione antica anglosassone. Ogni tanto gioco, ma se sono già mediocre negli altri sport, nel cricket e nell'hockey sono inguardabile. Le molte partite di rugby in serie A erano dovute al fatto che costassi poco e dessi delle garanzie, grazie ai centimetri e all'impegno feroce, perché non ho doti né visione di gioco. Non lo dico con una connotazione negativa. Ho giocato in molte squadre perché appena trovavano uno straniero mi giravano. Così ho avuto la possibilità di vivere diverse esperienze e imparare le lingue e ora in Tv commento quello che ho visto".
Oggi infatti lavora con successo come giornalista sportivo...
"Da ospite sempre più fisso sono diventato commentatore, è stata un'evoluzione graduale. I primi cinque anni ero a Sky, poi altri 7 a Sportitialia prima della scissione da Eurosport, canale presso il quale sono rimasto. Con l'ultimo programma Oval Bin, in cui si vede molto Ticino, abbiamo vinto il Rai Festival. Poi mi piace moltissimo la collaborazione con la Rsi, perché viene data fiducia a me e ai colleghi per portare idee innovative o diverse".d.b.s.
04.12.2011


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