L'hockey
Ai Mondiali non basta
giocare solo un tempo
MASSIMO SCHIRA


Smettere di pattinare dopo un tempo, in una manifestazione come i Mondiali, è un lusso che nessuna squadra si può permettere. Neanche contro una squadra neopromossa. Per conferme, chiedere a Patrick Fischer e alla Svizzera, avanti per 4-0 contro la Slovenia dopo un primo tempo letteralmente dominato e poi raggiunta sul 4-4 al sessantesimo prima di conquistare il secondo, sudatissimo, punto dopo i rigori. Dove segna Damien Brunner, mentre Jonas Hiller non subisce alcun gol.
Una partita decisamente dai due volti, insomma, quella dell’esordio parigino dei rosscrociati. Nei primi venti minuti, la Svizzera mostra infatti il suo miglior volto. Quello fatto di fore checking a tutta pista, velocità di pattinaggio ed efficacia sottoporta. Con le reti di Ambühl, Haas, Löffel e Bodenmann a sancire anche nel punteggio la superiorità elvetica.
Poi, però, tutto cambia. La mancanza di mentalità vincente della Svizzera torna ad affacciarsi già alla fine del terzo centrale, quando la Slovenia trova il suo primo gol, frutto sì dell’insistenza e della caparbietà di Mursak, ma anche della troppa passività elvetica. Il terzo periodo, poi, è addirittura disastroso. Con i rossocrociati a subire troppe penalità per i ritmi troppo bassi portati sul ghiaccio da Furrer e compagni. E anche la "piccola" Slovenia presenta il conto. Che per la nazionale di Fischer significa perdere un punto dopo averlo avuto in tasca.
Quest’oggi, domenica, contro la Norvegia, l’approccio alla partita deve assolutamente cambiare. "Abbiamo cominciato bene, ma poi qualcosa è cambiato e non siamo più riusciti a portare sul ghiaccio l’hockey che volevamo - ha spiegato capitan Raphael Diaz ai microfoni della Rsi -. Abbiamo preso troppe penalità inutili, che hanno dato coraggio alla Slovenia". mschira@caffe.ch
07.05.2017


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